Ripido. L’illustrazione fra le vette


“Cerco di portare in ogni luogo autori che possano avere un legame o valorizzare le locations. Non si parla solo di montagna, ma di architettura, design. La natura in ogni sua forma è arte.”

Giulia Neri


28/07/2026
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Per raggiungere Brunico si sale lungo la A22 che da Bolzano porta al Brennero poi, sempre più a nord, si imbocca la SS49. Ai lati sfilano le montagne e le distese di boschi di conifere.
Brunico si presenta in una conca coronata dalle Dolomiti ad un altitudine di 838 m sopra il livello del mare, a meno di 40 km dal confine austriaco. Un comune di frontiera, con le vette a separare due territori, le stesse vette che invitano ad un percorso verticale, ad un dialogo ravvicinato con la natura e il cielo.

Ripido è il sentiero che sale, ma ripido è anche il percorso dell’illustratore, i due concetti trovano la perfetta sintesi nel logo dell’evento estivo brunicense dedicato alle immagini e ai suoi autori: una vetta ma anche la punta di una matita.

Giulia Neri è l’ideatrice del Ripido Illustration Festival, illustratrice originaria di Bologna, ha trovato nelle montagne una nuova casa e una fonte di ispirazione.
Il Festival è giunto alla sua quinta edizione, nato nel 2022 da un’idea della Neri, è curato da quest’ultima con Camilla Mineo e organizzato dall’Associazione Culturale Il Telaio. La rassegna trasforma la città ai piedi delle Dolomiti in una galleria diffusa dedicata all’illustrazione contemporanea.

Giulia Neri spinge Brunico a confrontarsi con i grandi nomi dell’illustrazione internazionale e le realtà editoriali nazionali, Tom Haugomat, Karolis Strautniekas, Kento Iida, Juan Bernabeu, solo per citarne alcuni.


Giulia Neri


Ciao Giulia, Brunico è una cittadina di poco più di 17.000 abitanti, cosa significa ospitare una manifestazione di respiro internazionale come Ripido?

È una cittadina piccola ma culturalmente molto attiva, soprattutto a livello artistico. L’interesse e la partecipazione della comunità al Festival mi porta ogni anno ad ampliare l’evento per renderlo ancora più interessante. Brunico è meta di turisti da tutto il mondo e si presta benissimo ad intrecciare legami tra arte e persone.


Tu sei di Bologna, una città ricca di fermento culturale e di realtà legate all’illustrazione, basti ricordare l’Associazione Hamelin e la Bologna Children’s Book Fair passando per tutte le realtà indipendenti e i laboratori. Non ti manca quell’ambiente? Brunico, nel bene e nel male, in che cosa si differenzia?

No non mi manca, Brunico l’ho scelta per la natura, le montagne, e quindi penso non possa essere paragonata a Bologna sotto nessun aspetto.

Anche quest’anno sono in mostra ospiti incredibili come Tom Haugomat, Karolis Strautniekas, Kento Iida e Beppe Giacobbe. Come avviene la scelta, sono desideri che insegui o c’è un altro canale che porta gli autori e autrici ad essere ospiti di Ripido?

La scelta è principalmente mia, faccio ricerca tutto l’anno per trovare un mix di autori con stili differenti e che trasmettano emozioni diverse usando linguaggi molto riconoscibili e personali. Mi confronto poi con Camilla Mineo e Pierpaolo Patti per decidere se la scelta sia giusta per l’edizione, integrando e aggiungendo artisti a seconda delle loro proposte. La galleria Bonvini invece si occupa della scelta dell’autore che porta la monografica a Casa Ragen.



Ripido 2026 – Inugurazione mostra alla Vecchia Palestra (foto Luca Palmer)


Il mondo dell’illustrazione è vastissimo e spazia dall’editoria per l’infanzia ai graphic novel, fino alla pubblicità e all’infografica. Nelle selezioni annuali di Ripido, tuttavia, emerge una forte predilezione per l’ambito editoriale. Questa impronta rispecchia il tuo background professionale, è una casualità o rappresenta la precisa linea curatoriale che avete scelto di dare al festival?

Il settore dell’editoria per ragazzi è già coperto da Bologna che è un importante punto di riferimento, e per la grafica/ fumetto ci sono in Italia tanti altri bellissimi festival. Quindi scegliere di dedicare il festival all’illustrazione per l’editoria è stata una scelta che ho assolutamente perseguito fin da subito.


Le mostre e gli eventi sono sempre molto partecipati, chi è il pubblico del Festival?

Turisti, persone da tutto il mondo che, dalla prima edizione, tornano per visitarlo, e persone che vivono in Alto Adige. Diciamo che, edizione dopo edizione, l’attenzione per il festival sta raggiungendo un po tutti.

Il Festival si avvale della collaborazione di realtà consolidate, penso a Bonvini di Milano , ad Autori di Immagini ma penso anche alle mostre di quest’anno legate a Feltrinelli, Iperborea, a Review ed Einaudi. Che valore ha cercare dei partner nell’organizzazione dell’evento?

I partner sono fondamentali per la buona riuscita di un festival. Sono collaborazioni che nascondono anche grandi amicizie, nate da incontri lavorativi.

Ripido 2026 – Mostra alla Sternbach Interior (foto Luca Palmer)


Trovo molto bello il rapporto che spesso si crea tra le opere esposte e l’ambiente montano nel quale il Festival è immerso e indubbiamente l’affinità tra questo e molte opere non è casuale, basti vedere la bellissima locandina di quest’anno realizzata da Haugomat. Raccontaci di questa simbiosi.

Quest’ anno avendo come location il Messner Mountain Museum Ripa, mi sembrava perfetto raccontare la montagna attraverso un autore che con la montagna ha un rapporto fin dall’infanzia. Cerco di portare in ogni luogo autori che possano avere un legame o valorizzare le locations. Non si parla solo di montagna, ma di architettura, design. La natura in ogni sua forma è arte.


Di fianco alle molte soddisfazioni c’è una fantasia, un qualcosa che vorresti cambiare, ampliare o fare in maniera diversa?

Vorrei riuscire a sdoppiarmi per fare meno fatica a organizzare e montare tutto il festival!


Siamo oramai alla quinta edizione, com’è cambiato Ripido in questi anni?

È maturato, si è consolidato, è cresciuto. Soprattutto si è aperto agli illustratori stranieri, cosa che all’inizio non era stata valutata.



Ripido 2026 – mostra alla Vecchia Palestra (foto Luca Palmer)


La montagna è spesso oggetto di dibattiti legati ai temi dell’ecologia o, in antitesi, con quelli dello sviluppo e del turismo, alle volte è mitizzata e caricata di valori spirituali alle volte è interpretata come puro spazio ludico. Cos’è per Ripido (e per te) la montagna?

Per me la montagna è la salvezza, per Ripido è una casa.


C’è in Ripido un invito implicito ad andare oltre le pareti che racchiudono le mostre e spostarsi in montagna?

C’è il sogno, e solo chi sa sognare, raggiunge le alte vette.


E la vetta è il limite o c’è ancora qualcosa per te al di là delle montagne?

Altre montagne, infinite  bellissime montagne. Un confine che vorrei non avesse mai una fine. 

Grazie Giulia!







ripidofestival.it
IG: @ripidofestival
FB: @ripidoillustrationfestival