Maledette Malelingue. L’insospettabile Graziani fra chine e pennarelli


“… siamo andati al Louvre a Parigi; […] Io sono entrata subito a vedere la Gioconda, mentre lui si è fermato fuori con un blocco da disegno e i suoi colori a ritrarre le persone che entravano. Per lui erano molto più interessanti dei quadri!”

Anna Bischi Graziani – moglie di Ivan Graziani


21/07/2026
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Gli anni ’70 del Novecento hanno visto i palcoscenici e le radio italiane popolate da un folto schieramento di musicisti e autori che attingevano dalla vita quotidiana, dalle battaglie sociali e dalle lotte in piazza per la creazione delle loro liriche: questo è stato il fervido periodo dei cantautori. Ivan Graziani, con la sua penna acuta e l’attenzione ai personaggi, è stato uno di questi. Brani come Pigro, Monna Lisa, Firenze (Canzone triste) o Lugano addio, sono esempi brillanti della sua sensibilità nel cogliere i caratteri, i sentimenti e i dettagli che descrivevano i soggetti delle sue storie. Non a caso Graziani aveva una formazione artistica e, figlio del suo tempo, non ha mai disdegnato la musica rock e la cultura pop del fumetto.

“…il mio interesse maggiore era il fumetto […] e così io mi sono inventato un personaggino che si chiamava Mister Unto e che faceva miracoli sessuali, ecco, e ho avuto una commenda, una commissione dalla Svezia, dove è andato molto bene […] Quindi, stavo tanto bene a fare il disegnatore, […] guadagnavo abbastanza per vivere io e la mia famiglia, quindi non andavo cercando niente di tutto questo. Solo che un giorno abbiamo deciso di mettere su un complesso […] Ed è andata così, più o meno.” – Ivan Graziani in un’intervista rilasciata alla Radiotelevisione Svizzera (Facciata B, 1982)

Anna Bischi Graziani è la moglie di Ivan e, dopo la sua prematura scomparsa nel 1997, è diventata la principale custode e promotrice, con i figli Filippo e Tommaso, della sua eredità artistica. Con lei parliamo dell’Ivan disegnatore, un lato del cantautore poco conosciuto. La quinta edizione del Maledette Malelingue Festival sarà quest’anno dedicata proprio a questo aspetto dell’autore.


Anna Bischi Graziani e Ivan Graziani. Archivio famiglia Graziani


Anna, conosciamo tutti Ivan come grande musicista e cantautore, ma lui era anche un appassionato disegnatore. In che modo queste due forme d’arte dialogavano all’interno della sua vita? Il disegno era solo un rifugio personale rispetto al suo lavoro pubblico con la musica, o le due cose si alimentavano a vicenda?

Diciamo che il suo lavoro principale sarebbe dovuto essere quello di disegnare, perché lui ha frequentato la Scuola del Libro a Urbino, proseguendo poi con il corso di grafica all’Accademia di Belle Arti. Inizialmente la musica era solo un hobby, ma poi le cose si sono ribaltate. In effetti lui non è mai stato pagato per fare il disegnatore, a parte un periodo in cui ha realizzato un fumetto pubblicitario per un giornalino svedese: si era inventato un personaggio inerente alla storia di quella ditta e quella è stata l’unica volta in cui è stato retribuito per il lavoro di grafico. Questo ingaggio glielo avevo trovato io perché, nei primi anni ’70, mi trovavo a Milano e lavoravo in uno studio grafico. Anch’io ho fatto la Scuola del Libro a Urbino, ma come grafico pubblicitario.


Quindi è grazie a questo contesto lavorativo che vi siete conosciuti?

No, no, noi ci eravamo conosciuti già a Urbino perché lui frequentava il corso superiore di grafica, mentre io ero appena al primo anno. Tutte le aule erano all’interno del Palazzo Ducale e quindi lì ci si conosceva tutti. Tra le taglierine e i fogli di carta ci incrociavamo spesso. C’erano momenti comuni, ricreazioni… insomma, ci siamo conosciuti lì. Ma poi lui era già famoso a scuola perché cominciava a suonare la chitarra e aveva fondato Ivan & i Saggi, un trio con Velio Gualazzi alla batteria – papà del pianista e cantautore Raphael. Successivamente venne l’Anonima Sound, con la quale firmarono un contratto discografico. Praticamente frequentava la scuola e, contemporaneamente, cresceva a livello musicale.



Ivan Graziani – 1968


Con la fine degli anni ‘60 l’esperienza con l’Anonima Sound si conclude. Nel 1972 vi sposate e nel 1973 esce il suo primo album solista, del quale cura personalmente la copertina.

Sì, con l’Anonima Sound facevano serate, dischi, televisione, hanno partecipato a un Cantagiro… insomma, era un lavoro, ma lui non ha mai smesso di disegnare. Le copertine di Desperation e Tato Tomaso’s Guitars sono sue. In seguito ha iniziato ad avvalersi di altri autori, come Mario Convertino o Tanino Liberatore. A quei tempi, all’interno degli studi della RCA c’era tutto: dalle sale di registrazione alle presse per la stampa dei dischi, fino agli studi grafici. Nasceva tutto lì dentro.

Nei primi anni ‘70 vi siete trasferiti a Milano. Immagino che, per l’ambito musicale e artistico a 360 gradi, vivere in quella città in quel periodo storico sia stato straordinariamente stimolante.

Sì, per un certo periodo siamo stati a Milano perché la casa discografica di Ivan era la Numero Uno. Per registrare però si doveva andare a Roma, ed era un continuo andirivieni fra la capitale, Novafeltria e Milano. Certo, a Milano incontravi chiunque: quelli che poi sono diventati famosi li incrociavi la sera a Brera o in giro. Era tutta un’altra epoca.

E tra le vostre frequentazioni c’erano anche dei disegnatori, o l’ambiente era prevalentemente legato alla musica?

Lui era molto legato a un suo amico artista, Enrico Zacchi, che in seguito lo presentò a Urano Palma e a tutto il giro di Mario Ceroli.

Copertina di Tato Tomaso’s Guitars (1974) disegnata da Ivan Graziani


Ivan, insomma, non ha mai abbandonato il suo interesse per le arti figurative.

Lui era sempre stato attratto da questo mondo, ma soprattutto amava creare nel senso più ampio del termine. Disegnava fumetti, ha persino ideato una linea di abiti che si chiamava “Gentiluomo di campagna”. Non ha mai messo da parte la matita: qualche volta lo trovavo in soggiorno nel pieno della notte, si alzava apposta per andare a disegnare. E mi diceva sempre: “Per me affrontare un foglio bianco è come scrivere una canzone”. Ivan è sempre stato fedele alla sua doppia anima, quella della musica e quella del disegno.

Riguardo alla linea d’abiti a cui accennavi: è rimasta un puro esercizio di stile e creatività o i capi sono stati effettivamente realizzati?

No, non sono mai stati prodotti, ma lui si divertiva moltissimo a progettarli. Ha avuto anche un periodo come incisore, dato che a Pescara c’era un suo amico che gestiva uno studio chiamato Studio Calcografico Urbino. Quando Ivan passava in Abruzzo per i concerti si fermava a Pescara: Gigi gli preparava la lastra e lui si metteva lì a incidere.

In casa c’era un angolo o un tavolo interamente dedicato a questa attività?

No, non ha mai voluto un tavolo dedicato o uno studio, perché sosteneva che la precarietà fosse la scintilla che stimolava di più la sua creatività. Diceva: “Se mi prendo un tavolo dove sistemare ordinatamente tutti i colori e gli strumenti da lavoro, non mi ispiro più”. Doveva sempre “cercare” il posto sul momento: magari arrivava nel salone, spostava le cose dal tavolo da pranzo, si metteva lì e iniziava a disegnare.

C’era una tecnica o uno strumento che prediligeva su tutti?

Disegnava molto con i Magic Marker, dei pennarelli con la punta quadrata che avevano dei colori bellissimi e davano un effetto simile all’acquerello. Gli piacevano tanto, ma usava moltissimo anche la china.

C’era un soggetto o un tema che tornava più spesso nei suoi lavori?

A lui piaceva immortalare le cose che vedeva, i personaggi reali, coglierne l’espressione, ma sempre con una forte impronta fumettistica e caricaturale. Mi ricordo una volta che siamo andati al Louvre a Parigi; io volevo andarci a tutti i costi e nessuno dei due c’era mai stato. Io sono entrata subito a vedere la Gioconda, mentre lui si è fermato fuori con un blocco da disegno e i suoi colori a ritrarre le persone che entravano. Per lui erano molto più interessanti dei quadri! (ride). Disegnava tutte le volte che poteva: se era al ristorante lo faceva sui tovaglioli. Di recente, in un locale a Milano, ho trovato un suo disegno su un tovagliolo incorniciato e appeso al muro, per dirti. A lui piaceva catturare l’attimo, una sensazione. Diceva sempre che, se fosse vissuto nell’Ottocento, avrebbe fatto il reporter di guerra, perché all’epoca i reporter documentavano i grandi eventi disegnandoli, come le battaglie contro gli indiani d’America.

Ivan Graziani – 1989


Ivan aveva dei punti di riferimento artistici particolari? C’erano fumetti che leggeva abitualmente o autori classici che lo emozionavano?

Per quanto riguarda la letteratura amava tantissimo Gabriele D’Annunzio, leggeva Baudelaire, spaziava molto. Come fumetti leggeva tutto ciò che andava a quei tempi: Tex Willer, Linus, Corto Maltese, Kriminal, Principe Valiant e Flash Gordon. La passione per il fumetto gliel’aveva trasmessa suo zio Milziade; Principe Valiant e Flash Gordon facevano parte proprio delle sue raccolte. Guarda, mi fai venire in mente che Mara Maionchi ha i primi numeri di quella collezione! Glieli ho prestati e non me li ha ancora restituiti (ride); mi ha promesso che me li ridarà, ma devo riuscire a incrociarla a Milano!

Oltre alla parentesi professionale di “Mister Unto”, Ivan ha continuato a creare fumetti per tutta la vita come diletto personale.

Sì, aveva inventato diversi personaggi, tra cui Mister Unto e Gesuina. Sono tavole che non sono mai state pubblicate, ma lo ha fatto per tutta la vita. Ultimamente si divertiva anche a disegnare degli auguri di Natale a sfondo pornografico, fanno morir dal ridere! C’è tutta una sezione erotica che, in genere, quando allestiamo le mostre preferiamo esporre a parte.


Ivan Graziani

Quest’anno la quinta edizione del Maledette Malelingue Festival sonderà proprio l’animo grafico di Ivan. Il festival ha sempre avuto un’impronta prettamente musicale: c’è una ricorrenza particolare dietro questa scelta o è il frutto di un’intuizione spontanea?

Vedi, eravamo partiti con una mostra a Teramo per gli ottant’anni di Ivan; l’esposizione è rimasta allestita per molto tempo ed è piaciuta tantissimo. Sulla scia di quel successo abbiamo avviato una collaborazione con il carcere di Teramo, dove i detenuti hanno fatto dei disegni e sono venuti a visitare la mostra. Da lì ci è sembrato naturale proporre una tappa dedicata al suo lato grafico anche qui a Novafeltria, all’interno del festival a lui dedicato.


Tanino Liberatore, un mostro sacro del fumetto internazionale che in passato ha firmato due copertine per Ivan, sarà l’ospite d’onore di questa edizione 2026.

Tanino ha fatto cose incredibili, ha disegnato persino per Frank Zappa. Lui e Ivan si conoscevano bene, e la sua presenza al festival è un bellissimo gesto d’amicizia. Tanino omaggerà Ivan con un’opera esposta nel parco a lui dedicato. Qui a Novafeltria, nel 2022, è stato intitolato a Ivan l’ex Parco Marecchia: per accedervi si passa attraverso una struttura che riproduce i suoi enormi occhiali rossi, ci cammini proprio dentro. Maledette Malelingue ogni anno installa nel parco una stele con un disegno: il primo anno è stata realizzata da Carmine Di Giandomenico, poi è stata la volta di Giuseppe Camuncoli. L’opera viene stampata su acciaio corten e posizionata lungo il percorso, così mentre cammini ti ritrovi immerso nei fumetti. Quest’anno la stele sarà firmata da Tanino e si intitolerà “Arcipelago”. La sua presenza ci riempie di gioia perché parliamo di uno dei massimi esponenti dell’illustrazione italiana.


Tornando alla mostra, l’esposizione svela una mole impressionante di lavori, molti dei quali saranno una vera sorpresa per i fan. C’è qualcosa che Ivan avrebbe voluto disegnare e che, per qualche motivo, non è riuscito a iniziare o a portare a termine?

Ma no, lui ha sempre disegnato quello che voleva, togliendosi qualsiasi sfizio. L’unico rimpianto è che se n’è andato troppo presto: il tempo è stato l’unico vero limite alla sua creatività, avrebbe disegnato ancora tantissimo.


Un’ultima domanda, Anna: i vostri due figli hanno ereditato da Ivan la passione per la musica, ma per quanto riguarda il disegno? Uno di loro ha conservato questa attitudine?

Filippo, che fa il chitarrista e il cantautore, disegna benissimo ma non lo fa quasi mai; però ha un ottimo tratto che ricorda molto quello di Ivan. Tommy, invece, che fa il batterista, non disegna affatto. Quindi sì, si può dire che qualcosa di quell’anima grafica è rimasto.


Grazie mille Anna!







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