“Crediamo che il futuro del fumetto italiano passi proprio da questo scambio continuo tra grande editoria e realtà indipendente.”
Giacomo Ferrucci (Ass. Culturale URCA)
17/08/2026
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La Puglia in piena alta stagione, uno degli scorci più belli della costa adriatica: nel porto di Bisceglie dal 21 al 23 agosto torna BiComix. Il festival dedicato al fumetto nasce nel 2020 su impulso dell’Associazione Culturale URCA. L’intento è nobile, ovvero creare un momento di coinvolgimento e coesione sociale aprendosi al fumetto, un linguaggio portatore di immaginari fantastici ma anche di temi importanti, intimi, sociali, politici, storici.
A caratterizzare l’evento è da subito l’attenzione per il fumetto di matrice autoriale e indipendente, nazionale e internazionale, e il coinvolgimento degli autori locali.
Gli ospiti di quest’anno rispecchiano la natura dell’evento, assieme ad autori emergenti, spesso autoprodotti, ci sono le figure già affermate: David B., storica firma francese tra i mostri sacri europei; Kalina Muhova, talentuosa e intensa autrice; La Revue, rivista di approfondimenti e reportage a fumetti; BMR Production, realtà dissacrante e ironica del fumetto italiano; Maicol & Mirco e la mostra dedicata a La Fine del Mondo, Lise & Talami… insomma un bell’assortimento, specchio del vivace panorama contemporaneo.
A soddisfare le nostre curiosità ci sono Giacomo Ferrucci, Stefania Galatino, Davide Sette, Vincenzo Fata e Valerio Di Ceglie, organizzatori dell’edizione 2026.

Settima edizione, il festival si è dimostrato un evento capace di resistere negli anni. Com’è iniziata la vostra storia?
G: Era una notte buia e tempestosa…
S: Sì, ok, rispondo io. Eravamo in pieno periodo COVID, estate del 2020, e avevamo voglia di creare un momento di aggregazione per gli appassionati del mondo del fumetto, dopo i mesi di lockdown che ci avevano tenuti distanti. Giacomo aveva, all’epoca, una fumetteria, frequentata ogni sera da tanti ragazzi e quindi quel periodo di restrizioni sociali ha pesato molto su una fascia di popolazione giovane, che improvvisamente è rimasta priva di spazi in cui socializzare.
G: Il successo della prima edizione fu sorprendente e quindi già dal secondo anno ci siamo dovuti attrezzare per organizzare un evento all’altezza delle aspettative del pubblico.
La location è molto affascinante, un luogo intriso di storia, quella del Mediterraneo, da sempre crocevia culturale e umano. L’attenzione ai giovani, i grandi ospiti e i talk dimostrano la volontà di creare fermento. In questi sette anni, che tipo di riscontro avete avuto? È nato qualcosa di nuovo nel tessuto locale grazie al festival?
VI: La cosa che ci ha dato maggiore soddisfazione, nel corso delle diverse edizioni, è stata la crescita esponenziale di notorietà che ha ricevuto il festival, soprattutto all’interno del settore del fumetto. In pochi anni Bisceglie è diventata una città nota da fumettisti, italiani e non, e questo non può che inorgoglirci.
VA: Il nostro percorso è cresciuto insieme al territorio, creando radici profonde e relazioni autentiche con la comunità circostante. Abbiamo notato un ritorno concreto in termini di partecipazione: ragazzi, famiglie e appassionati arrivano ogni anno numerosi, trasformando la manifestazione in un vero punto di riferimento culturale per la regione.
Creare rete è determinante per la riuscita di un festival. Avete trovato fin da subito il sostegno degli enti locali? Il fumetto non è solo svago ma spesso è anche un mezzo di critica, approfondimento e provocazione. Avete trovato massima apertura?
D: Purtroppo la sfida, ancora oggi, è far passare l’idea che un festival del fumetto può essere un luogo in cui si fa cultura, informazione, sensibilizzazione. Il proliferare, negli ultimi anni, di festival di fumetto senza fumetti ha causato un enorme danno a chi invece lavora con un progetto preciso in mente, mettendo al centro gli artisti e il loro lavoro. Quindi spesso anche le istituzioni preferiscono questi “pacchetti” già pronti, che vengono forniti chiavi in mano alle varie amministrazioni, ma che sono uguali ovunque e che abbassano di molto il livello.

Siete partiti come giovani under 30: quale valore aggiunto porta la visione della vostra generazione nell’organizzazione di un festival culturale?
G: Eeeh under 30, era una volta… ci fa piacere essere ancora considerati giovani.
S: Non è tanto l’età a dettare la visione del festival, quanto la passione per il fumetto. Leggendo e girando per festival affini abbiamo conosciuto tanti fumettisti di cui ci siamo innamorati e che nel corso del tempo sono stati ospiti del festival.
VA: Probabilmente l’età aiuta nell’essere maggiormente pronti ad imbarcarsi in queste avventure, con lo spirito giusto e con il desiderio di creare qualcosa di bello senza pensare al resto e ad eventuali ritorni.
Le coste pugliesi sono una delle mete turistiche italiane estive per eccellenza, quanto influisce la presenza dei villeggianti sul successo dell’evento?
G: Svolgendosi poco dopo ferragosto e nel weekend, ovviamente ci sono tantissime persone che passeggiano sul Porto di Bisceglie indipendentemente dal festival. E che sono a Bisceglie per il mare o come punto d’appoggio per visitare la Puglia. Ma questo per noi è un valore aggiunto, perché l’ambizione è quella di catturare soprattutto l’attenzione e l’interesse di chi non è ancora appassionato o un cultore della materia. La nostra più grande soddisfazione è vedere una persona che si è trovata lì per caso andare via con una busta piena di fumetti.
Avete sempre puntato sull’idea di “festa” e questo è corretto e condivisibile, ma per autori ed editori il Porto è anche una vetrina e un’occasione di lavoro fondamentale. Guardando al programma di quest’anno, che fotografia scatta il BiComix al settore, tra grandi marchi e realtà indipendenti?
D: Il BiComix continua a proporsi come un ponte tra due anime del fumetto che, a nostro avviso, non sono affatto in contrapposizione ma si arricchiscono a vicenda. Da un lato abbiamo un nome che parla da solo: David B., figura fondamentale nella storia del fumetto contemporaneo, membro fondatore de L’Association, la casa editrice francese che negli anni Novanta ha letteralmente riscritto le regole del racconto a fumetti, aprendo la strada a un’autorialità libera dai vincoli del mercato mainstream. La sua presenza è la fotografia perfetta di come il “grande nome” internazionale, quando ha radici autoriali fortissime, dialoghi naturalmente con l’altra anima del festival.
G: Perché accanto a lui c’è tutto il tessuto vivo delle autoproduzioni e dei collettivi indipendenti, che ogni anno affollano il porto turistico con la Revue e i contest dedicati. È qui che il festival gioca un ruolo che va oltre la festa: diventa vetrina concreta, occasione di visibilità e di incontro diretto tra autori emergenti, editori e pubblico. Non separiamo mai i due mondi nel programma: li facciamo convivere negli stessi spazi, negli stessi giorni, con la stessa dignità, perché crediamo che il futuro del fumetto italiano passi proprio da questo scambio continuo tra grande editoria e realtà indipendente.

Anche quest’anno la lista degli ospiti è notevole. Con quali criteri e con quale visione curate la selezione degli autori presenti?
VA: La selezione nasce sempre da un equilibrio tra qualità artistica riconosciuta e capacità di raccontare qualcosa di nuovo o di urgente. Non cerchiamo semplicemente nomi noti da mettere in locandina: cerchiamo percorsi autoriali che abbiano davvero qualcosa da dire.
Il festival propone il fumetto non solo come arte, ma come strumento di analisi sociale. Quali sono le tematiche o le urgenze del presente che vedete emergere di più nei lavori degli autori di oggi?
VI: Un esempio molto chiaro, in questo senso, è il nostro progetto editoriale con La Revue, la più importante rivista d’informazione a fumetti in Italia, con cui anche quest’anno pubblicheremo un albo originale contenenti le storie dei collettivi e degli artisti che comporranno la Self Island, l’area dedicata ai fumettisti autoprodotti. Lo scorso anno abbiamo dedicato l’albo alla precarietà che contraddistingue il lavoro giovanile. Per questa settima edizione abbiamo scelto di parlare di antispecismo, concetto che rifiuta l’idea che l’essere umano sia superiore alle altre specie e sostiene che l’appartenenza a una specie non giustifichi lo sfruttamento, l’uccisione o la discriminazione di qualsiasi essere senziente.
A noi di Splendido attrae molto tutto l’aspetto delle produzioni indipendenti e l’apertura del festival ai giovani autori, nel vostro programma non mancano però sezioni dedicate al cosplay e al K-Pop. Sono concessioni per ampliare la platea e dare al pubblico più giovane un’esperienza più completa o sono due anime dello stesso evento che convivono?
S: È proprio questa convivenza a rendere il festival quello che è: un festival che crea comunità, dai fumettisti indipendenti ai cosplayer, agli amanti del k-pop. Un evento capace di tenere insieme pubblici diversi senza snaturarsi. Chi arriva per il cosplay spesso scopre le autoproduzioni sul porto, e chi viene per gli autori indipendenti si lascia contagiare dall’energia delle sfilate e degli eventi sul palco. Sono davvero due anime della stessa festa, non un compromesso per allargare i numeri.

Il BiComix si esaurisce nelle tre giornate del festival o URCA continua a farsi sentire sul territorio anche durante il resto dell’anno?
D: Il festival è certamente il momento più visibile e più partecipato, ma URCA lavora sul territorio praticamente tutto l’anno, con un calendario di iniziative che tiene viva l’attenzione sul fumetto anche fuori da quel weekend di agosto. Uno degli appuntamenti più significativi degli ultimi mesi è stato l’evento speciale al Teatro Garibaldi con Caparezza, che ha presentato al pubblico il suo progetto “Orbit Orbit”, raccontando la genesi e la lavorazione del fumetto insieme a Laura La Came e Sergio Gerasi. Cerchiamo mensilmente di organizzare incontri sul fumetto, in biblioteca, ma anche all’interno delle attività commerciali della città.
Guardando indietro a questi sette anni, qual è stato il momento più intenso o emozionante della storia del BiComix?
G: Il vernissage della mostra “Naufragi Quotidiani”, nel corso dell’edizione 2025, è stato senza dubbio il momento più emozionante. Mettere in mostra, in anteprima nazionale, le tavole de “L’Isolo” mi ha fatto realizzare la crescita del festival.
S: A proposito di mostre, c’è stato un momento in cui abbiamo sentito la necessità di farne una, ma dovevamo coniugarla con gli spazi all’aperto che avevamo a disposizione. In quel momento, nel 2024, è nato “Cantiere Fumetto”: un progetto espositivo ibrido tra una mostra e un’installazione in cui esponiamo, sul porto di Bisceglie, 9 pannelli 2x3m dedicati ai fumetti più sperimentali pubblicati in Italia. Il primo anno il progetto era incentrato sulla collana BRICK di Ratigher e Coconino Press, il secondo anno abbiamo esposto la Trilogia del Nordest di Miguel Vila e quest’anno ai 25 anni di carriera di Lise e Talami.
VI: Essendo un grande fan dei Superamici, il collettivo che era composto da Ratigher, Maicol & Mirco, Dr. Pira, LRNZ e il fu Tuono Pettinato, mi ha emozionato molto riunire una parte di questo gruppo a Bisceglie, durante l’edizione 2024, coinvolgendo Ratigher, Maicol & Mirco e Dr. Pira in diversi dei progetti di quel BiComix.
VA: Più che un momento singolo, personalmente adoro i momenti che uniscono musica e live drawing all’interno del festival. Nel corso dell’edizione siamo sempre riusciti a dare sempre più rilievo a questi spettacoli, rendendoli maggiormente complessi ed affascinanti. Dal DJ set del 2024 in cui si alternavano sul palco i collettivi di Trincea Ibizia, Mammaiuto, BMR e Povere Puttane, al 2026 in cui Samuele Canestrari e Maurizio Lacavalla hanno disegnato contemporaneamente sugli spunti narrativi di Marco Taddei, accompagnati da un momento di improvvisazione musicale.
D: Ci sono tanti piccoli momenti che porto nel cuore, tutti legati all’amicizia che poi si crea con i nostri ospiti, che accompagniamo al mercato a fare spesa prima di riaccompagnarli in stazione, a cui regaliamo verdure e prodotti locali con tanto di consigli su come cucinarli, o con cui ci troviamo a vagare di notte nell’agro biscegliese, alla scoperta dei dolmen che sono lì…
Siamo alle porte della nuova edizione: se doveste convincere un “non lettore” di fumetti a venirvi a trovare usando una sola frase, cosa gli direste?
G: Venite, perché siamo sicuri che dopo il BiComix diventerete lettori anche voi, fosse anche di un solo fumetto acquistato in fiera.
Scommessa accettata. Ci vediamo sul porto di Bisceglie dal 21 al 23 agosto!