L’«Ergastolo» di Tamiazzo. Un racconto estivo di microeditoria


“La pubblicazione di Stefano (Tamiazzo) è bella a 360°, è bella come testo, è bella come illustrazioni, è bella come forza emotiva, è un libro che chi lo apre difficilmente lo rimette sullo scaffale.”

Fabio Masi (editore di Ultima Spiaggia)


31/08/2026
Lettura 7 minuti



Un fumettista, una libreria a quattro passi dal mare e un ottocentesco carcere dismesso, un triangolo singolare, capace però di generare un’opera dal forte impatto visivo e dalla scrittura raffinata e matura.

Nell’ultimo tour di Caparezza, sviluppato attorno ad “Orbit Orbit”, fumetto fantascientifico dagli evidenti connotati autobiografici, i disegnatori dell’opera si sono avvicendati sul palco disegnando dal vivo. In questo frangente Caparezza presenta Stefano Tamiazzo e consiglia al pubblico “L’ergastolo di Santo Stefano. Fine pena mai”, descrivendolo come “uno dei capolavori di Stefano”.


Il libro racconta la storia del carcere borbonico dell’Isola di Santo Stefano, di fronte a Ventotene. Per narrarla, Tamiazzo sceglie alcuni protagonisti, a ciascuno dei quali dedica un capitolo. Il tratto di Tamiazzo scava nei volti dei carcerati e dei secondini, imprimendo loro una profonda poesia drammatica. Ospiti illustri, come il futuro Presidente Sandro Pertini, soffrono d’una allucinata follia: la prigione imbruttisce e separa, amplificando i tratti disumani di chi la abita.
Il disegno duro e cupo è il complemento ad una narrazione lirica e filologica (con qualche concessione alla fantasia), solo nella parte finale, quando la storia del carcere vive un inaspettato processo di umanizzazione, il segno e i volti si fanno più dolci, quasi macchiettistici, evidenziando il debito verso la cultura e l’amore di Tamiazzo per gli autori giapponesi.


Svelato autore e opera rimane da presentare la libreria, e casa editrice, che ha pubblicato l’opera, si tratta di Ultima spiaggia, realtà che merita di essere raccontata. Fabio Masi nasce a Roma e vive a Genova, ma insieme alla moglie Alessia Carpi decide di aprire una libreria a Ventotene, isola in cui entrambi affondano le proprie radici familiari. Per quattro mesi all’anno Fabio vive su quest’isola.
La libreria va molto bene e Masi si dimostra un libraio illuminato, oltre alla sede di Ventotene, la coppia gestisce infatti una libreria a Camogli e una a Roma.

Ultima Spiaggia diventa anche casa editrice e nel 2024 pubblica il graphic novel di Tamiazzo che, grazie alla qualità autoriale, viene presto esaurito e ne fa seguito una immediata seconda tiratura, oggi siamo alla terza.
Il volume è stato inserito nel progetto editoriale più ampio di valorizzazione del territorio e della storia locale. Una storia, quella del carcere, dimenticata per molti decenni ma che merita di essere riscoperta per il suo portato umano e storico fortemente rappresentativo dello sviluppo politico e sociale italiano.


S. Tamiazzo al Rapalloonia 2025


Ciao Stefano, la prima domanda è banale, “L’ergastolo di Santo Stefano. Fine pena mai.” è nato da una tua idea o è stata una commissione dell’editore?

Da un punto di vista strettamente editoriale, la proposta è arrivata prima da Fabio, sapendo però che da oltre 15 anni comperavo nella sua bellissima libreria di Ventotene, quasi qualsiasi cosa avesse a che fare con l’ergastolo di Santo Stefano. Quando poi ci siamo trovati in quella strana “area dove le cose convergono” siamo partiti con il progetto e mi sono trovato totalmente e completamente coinvolto nella narrazione di questa incredibile e misconosciuta storia italiana.



Immagino che la prima sfida sia stata quella di trasformare il materiale storico in un racconto vivo e umano. Qual’è stato il processo?

Beh, io sono partito sicuramente avvantaggiato, perché per molti anni ho letto dell’ergastolo per il semplice piacere della lettura senza pensare troppo ad un eventuale Fumetto da dedicargli. Non perché non ne afferrassi la potenza, ma perché sapevo che per la maggior parte, se non tutti gli editori italiani era un materiale inerte. Quasi privo di interesse. L’obiettivo principale da subito in maniera molto limpida e chiara è stato quello di rendere l’ergastolo il protagonista della graphic novel. Raccontare un pezzo di storia d’Italia prima che l’Italia divenisse tale. Partendo dal regno delle due Sicilie, attraverso i Savoia con il ventennio fascista fino alla Repubblica in 19 capitoli per capire o provare a capire da dove veniamo e in che direzione stiamo andando.



Quanto lavoro c’è voluto, quanto tempo dall’inizio delle ricerche al suo completamento?

10 mesi per scriverlo, e 14 per disegnarlo  e colorarlo: 2 anni in tutto. Stiamo parlando di 250 pagine circa direttamente su carta, vecchio stile. Aggiungi poi che ho avuto il raro privilegio per noi autori, di potermi scegliere la carta il formato, e di seguire la produzione in tipografia con la consulenza di Gianluca Politi, il boss di Logo, che lo ha stampato e che ne ha garantito una notevole qualità cartotecnica.



Hai avuto totale libertà nella scrittura del libro?

Totale! Ho solo aggiunto un capitolo su suggerimento di Fabio, che riguardava la “Repubblica di Santo Stefano”, e che sono felice di aver aggiunto perché mi ha dato ulteriormente modo di raccontare alcune sfaccettature della vita di galera.






I disegni sono incredibili ma anche la scrittura della storia è notevole e non è scontato che un bravo fumettista sia anche un buon scrittore. Questo rivela una solida cultura umanistica, hai avuto dei punti riferimento letterari per la stesura della sceneggiatura?

Libri e fumetti sono sempre stati in casa in grande quantità, perché mio padre era quello che adesso definiremo un lettore compulsivo. Quindi ho sempre avuto fin da bambino la possibilità di sfogliare, leggere qualche passaggio, riporre il libro senza che mai nessuno mi obbligasse o spingesse a farlo. Poi a un certo punto, dopo i 17 anni circa, ho cominciato ad avere una passione per la storia, importante, è lì ho capito che non hai grande bisogno di inventarti delle storie. Sono già tutte lì. Mi piace la scrittura asciutta in genere. Sicuramente le memorie del Settembrini hanno fatto la differenza in questo volume a Fumetti. Senza non avrebbe avuto la qualità a cui aspiravo.


C’è uno dei personaggi al quale sei rimasto più legato o che ti ha emozionato di più descrivere?

Dividerei la risposta in due parti. La prima riguarda Gaetano Bresci il regicida anarchico, che io considero un eroe italiano. Un patriota vero.  La seconda riguarda la scrittura del capitolo chiamato “il catatonico“.  Perché riguarda la triste storia di uno che non era un criminale di professione, ma uno dei tanti disperati violenti che nel passato, come oggi uccide la fidanzata per futili motivi. È uno dei capitoli brevi e l’ho scritto di getto mentre ascoltavo il capriccio n. 24 di Paganini. 5 minuti circa intensi come non mi era mai capitato.

Uno dei tuoi primi successi è stato in Giappone quando nel 1997 hai vinto uno dei premi del prestigioso ‘’Shikisho” con ‘’Niente succede per caso ‘’. Quanto hanno influenzato il manga e gli anime giapponesi il tuo lavoro?

Enormemente. Io ho l’età giusta per essere stato un martire di Goldrake e soci. Nel 1978 avevo 10 anni e l’ondata mi prese in pieno. Quindi in realtà le mie influenze giapponesi riguardano molto di più gli anime che i manga in realtà. Anche se poi con l’arrivo di Akira ne feci scorpacciate da indigestione. Mi hanno influenzato visivamente, a livello di impostazione della pagina e della regia. Quindi un impatto fondamentale che però fortunatamente si è anche incrociato con il fatto che leggevo e amavo enormemente i Fumetto italiano, francese, sudamericano. Alla fine, noi fumettari siamo il perfetto risultato di un meticciato che non possiamo controllare, fortunatamente.


Nelle tue note, all’interno del volume, si capisce quanto il tema della disumanizzazione del carcere ti sia caro, è una sensibilità nata con la realizzazione del libro?

Ho spesso letto storie di criminali, e di galera, perché sono notevolmente interessanti. Ho sempre pensato: sono così distanti dalla nostra vita quotidiana. Poi, quando il progetto Fumetti ha cominciato a prendere corpo, ho scoperto che ogni giorno tre italiani innocenti hanno a che fare con le maglie della giustizia. Sto parlando di persone totalmente avulse da fatti criminali. 1000 all’anno. 30.000 negli ultimi trent’anni secondo i dati di Antigone, e lì sicuramente qualcosa è maturato in me.


Il libro, di fatto, racconta la storia del carcere ma è prima di tutto un racconto di uomini disperati, relegati in un inferno dal quale non si può uscire redenti. Il libro, smentiscimi se sbaglio, vuole anche sensibilizzare sul tema della reclusione e riabilitazione, tema ancora molto attuale.

Il Carcere non può essere un inferno, perché sennò significherebbe vivere anche da liberi in uno stato infernale. Si misura la civiltà di uno Stato, dallo stato delle sue prigioni, proprio perché spesso oltre ai criminali ci può capitare chi nulla a che fare con il crimine. 


S. Tamiazzo e Caparezza durante la presentazione di “Orbit Orbit”

Quando ti abbiamo visto sul palco di “Orbit Orbit” di fianco a Caparezza che tesseva le tue lodi, ti giuro che ci siamo emozionati. Cosa puoi raccontarci di quest’esperienza editoriale e live?

È stato un bellissimo regalo! Piacevolissimo lavorare al volume e soprattutto notevole l’esperienza umana con Michele Alias Caparezza che è davvero come vorresti che fosse e come se lo immaginano i suoi tantissimi estimatori. Molto disponibile, amichevole e pronto a venirti incontro. Il giorno del concerto, poi è stato davvero divertentissimo. Ho respirato l’aria del backstage già dalle 18.00 e devo dire che il momento in palcoscenico della mia esibizione, è sicuramente uno dei ricordi più belli umanamente parlando. Oltre al fatto che Capa ha fatto un endorcement pazzesco all’ergastolo!!!


Visto il successo di “L’ergastolo di Santo Stefano. Fine pena mai”, ci saranno nuove collaborazioni con Ultima spiaggia?

Direi proprio di si!
Siamo già al lavoro.
Un’altra storia italiana.

Fabio Masi di fronte alla sua libreria di Ventotene


Ultima Spiaggia, attenta alla valorizzazione della storia locale, aveva già pubblicato dei testi sul passato del penitenziario ma la scelta di affidare la narrazione ad un fumetto è insolita. Ne parliamo con Fabio Masi, libraio e, in questo caso, editore di Ultima Spiaggia.

Ciao Fabio, come hai conosciuto Stefano e com’è nato questo progetto?

Il progetto con Stefano nasce nella migliore delle tradizioni, ossia nasce dalle chiacchierate al bar, dalle chiacchierate con le gambe sotto un tavolo al ristorante e dalle lunghe chiacchierate in libreria, perché Stefano è un vecchio frequentatore dell’Isola e, solo dopo tanti anni, mi ha parlato di questo suo progetto. Io non volevo credere a quello che stavo ascoltando, a quello che mi stava dicendo, perché vedevo realizzarsi in questo un grande sogno e un bellissimo progetto.


In libreria avete un reparto dedicato al fumetto e agli albi illustrati? Qual’era, prima di questo debutto, la tua conoscenza del linguaggio a disegni?

In libreria abbiamo un’area dedicata ai fumetti, ma nessuno è all’altezza della bellissima graphic novel – che preferisco chiamare “fumetto” alla vecchia maniera – che Stefano ha realizzato per Ventotene. Io non sono un profondo conoscitore del settore, un amante sì ma non un profondo conoscitore, e avendo una piccola libreria con spazi molto risrtetti, anche l’offerta dedicata ai fumetti è limitata.



“L’ergastolo di Santo Stefano. Fine pena mai” è stata la tua prima esperienza con il linguaggio del fumetto?

No, ne avevamo già pubblicato un altro più breve sul confino politico a Ventotene con testi di Marco Sommariva e illustrazioni di Fabio Santin.

Isola di Santo Stefano vista da Ventotene

Spesso i progetti di storia locale sono rivolti al pubblico ristretto degli abitanti di una zona, in questo caso invece siete riusciti a produrre un’opera di qualità che è andata ben oltre l’ambito locale o turistico, ve lo immaginavate?

A parte una piccola parte della popolazione locale molto interessata, la necessità di metter su una casa editrice che pubblicasse solo libri su Ventotene e Santo Stefano nasce dal grande interesse del pubblico dei turisti che sono ancora oggi la forza, sia della libreria che della casa editrice. Sono loro i più interessati e attenti alle nuove pubblicazioni che ogni anno proponiamo come ultima spiaggia.


Qual’è secondo te la forza di questa pubblicazione?

La pubblicazione di Stefano è bella a 360°, è bella come testo, è bella come illustrazioni, è bella come forza emotiva, è un libro che chi lo apre difficilmente lo rimette sullo scaffale, tutti quelli che si incuriosiscono tendenzialmente poi lo comprano.


Immagino che nella libreria di Ventotene l’albo sia andato bene ma in che modo è stato distribuito il volume e com’è stata la sua accoglienza fuori dall’Isola?

Il fumetto di Stefano fuori dall’isola ha avuto un buon riscontro. Stefano si è molto impegnato nel promuovere il testo in tutti i festival del fumetto da Palermo a Trento, quindi, in questo senso è andato molto bene. Abbiamo ricevuto richieste un po’ da tutt’Italia, queste sono state esaudite soprattutto al lavoro del distributore, noi infatti abbiamo la fortuna di essere distribuiti da Messaggerie Libri.


Visto il successo de “L’ergastolo di Santo Stefano. Fine pena mai” avete intenzione di produrre altri graphic novel in futuro?

L’idea è quella di proseguire con Stefano con altri progetti e in generale di continuare a fare i fumetti raccontando la storia delle due isole o di personaggi che sono stati esiliati o confinati a Ventotene o Santo Stefano.


Allora direi che potremmo farvi un augurio con un piccolo détournement:

“Fine fumetto mai!”.
Grazie Fabio, grazie Stefano.






Stefano Tamiazzo
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Ultima Spiaggia
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