“La letteratura fantastica, al pari della letteratura barocca in epoca di controriforme e inquisizioni, ha la capacità di raccontare il reale che ci circonda proprio grazie alla sua capacità mimetica.”
Emmanuele Jonathan Pilia
17/02/2026
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Foto: Lumien Edizioni
Incuriosito da un festival che si basa sull’idea di fantasy, horror e fantascienza non come generi di evasione ma come strumenti per interpretare la realtà, ho subito contattato il team che lo organizza ed Emmanuele si è gentilmente prestato a spiegarmi il perchè ad Oblivion. Fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale non si trovano cosplayer, balletti K-pop o band Visual Kei. Emmanuele Jonathan Pilia non è solo il direttore editoriale dell’evento ma anche di D Editore, realtà anarchica e libertaria con un variegato e coraggioso catalogo.
Ciao Emmanule, rimandando i dettagli a un secondo momento, tracceresti un profilo sintetico di Oblivion?
Certo. Oblivion è una fiera che nasce da un’idea: la letteratura fantastica, al pari della letteratura barocca in epoca di controriforme e inquisizioni, ha la capacità di raccontare il reale che ci circonda proprio grazie alla sua capacità mimetica. Possiamo dire che è la letteratura fantastica, dai romanzi fin de siècle di Albert Robida ai giorni nostri, ha cercato di fare questo: evitare la mannaia della censura portando avanti enormi messaggi politici proteggendosi col velo della letteratura speculativa. Oblivion vuole essere la piattaforma per far fiorire questo spirito nel pieno delle sue possibilità.
Il Festival sarebbe quindi terreno fertile per nuovi sguardi critici sulla realtà, ma quali sono le sue radici, come nasce l’idea di Oblivion?
Ci credi se ti dico “per caso”? Su Facebook, una serie di amici si lamentavano del disastro di alcune fiere romane, lamentandosi del fatto che sarebbe bello avere una fiera del fantastico proprio a Roma. Avevo al tempo partecipato alla creazione di grandi eventi (come la Biennale di Venezia o la fiera Alta Voce). Da lì, qualche tag e qualche pizza dopo, abbiamo iniziato a lavorare concretamente alla cosa…
La letteratura di genere, soprattutto quella gotica e fantasy, fino a qualche decennio fa, in Italia, era associata a contesti prevalentemente reazionari. Il vostro progetto in quest’ottica è molto interessante e paradigmatico di come questo settore invece rappresenti spesso concetti diametralmente opposti a quelli conservatori.
È vero che la letteratura fantastica ha questa nomea, ma è più una riappropriazione recente che una vera e propria missione. Pensiamo a serie come quelle di Matrix, Terminator o Robocop (per pescare tra i prodotti più pop dello scorso decennio): parliamo di un manifesto alla filosofia libertaria, al luddismo rivoluzionario e al movimento anticapitalista. Eppure, movimenti di estrema destra come l’alt right si riappropriano di quelle mitopoiesi per lanciare messaggi opachi e in direzione opposta ai loro creatori. Senza dubbio, parte della colpa è dei movimenti militanti, che non riescono ad avere un pantheon coerente di figure di riferimento.
Se volessimo discostarci dalla letteratura fantasy “tradizionale”, potresti riportare qualche esempio interessante di filone o sottogenere che affronta temi attuali?
Potrei elencarne decine: dal body horror, che segue la riflessione post-femminista sul tema del corpo, a quella del solarpunk, che si oppone con tutte le forze alla visione cinica e rassegnata della distopia. Insomma, ve n’è per tutti i gusti!
Foto: Le Storie di Sharazad
Di fatto i generi horror, sci-fi, fantasy e weird abbracciano un pubblico vasto ed eterogeneo. Il vostro approccio “impegnato” scontenta qualcuno o siete riusciti ad intercettare una nicchia specifica di interessati?
Mah, sai, non è vero che le persone sono acriticamente conservatrici come sembra dai risultati elettorali: semplicemente, alcune forme di comunicazione di alcuni temi sono ormai abusati e logori, o comunque hanno fallito nel far passare certi messaggi. Chiedere a bruciapelo a chiunque “tu sei a favore degli stupri di massa?” otterrà quasi al 99% la stessa risposta. Se si cala in un contesto di iperspecificazione geopolitica, vedrai che la gente inizierà a confondersi. Ormai le nostre sinapsi sono sature, non possiamo far finta che non sia così. Secondo uno studio, noi riceviamo circa 200 volte gli stimoli giornalieri con cui il nostro cervello si è evoluto. E il nostro cervello si è evoluto per riconoscere le bacche tra i cespugli o un animale nel contrasto dell’ombra. Invece ogni ora siamo bombardati di informazioni e input di varia natura. Questo fa sì che notizie troppo complesse vengono semplicemente filtrate da chi legge. Quello che vuole fare Oblivion è un’operazione di ripulitura concettuale ed estetica dei temi, usando la letteratura fantastica come maglio per poter dire: “Vedi questo personaggio che tu ami? Lotta per le stesse cose per cui insieme potremmo lottare nel mondo reale”.
Questa “operazione di ripulitura” attraverso il fantastico è affascinante. In che modo la scelta di un immaginario “altro” riuscirebbe a essere più efficace di un dibattito frontale sui temi sociali o politici, in che modo riuscite a far uscire tutto questo durante il festival?
Non so se sia più “efficace” in assoluto. Con D Editore abbiamo sperimentato negli anni decine di modi di comunicare alcuni temi, anche davvero complessi, al di fuori delle accademie e spesso con un linguaggio semplice. Questo, banalmente, credo che sia un modo per arrivare a un tipo di pubblico diverso. Purtroppo o per fortuna non vi sono strutture capaci di coordinare gli sforzi della militanza, ma ciò non toglie che è necessario uno sforzo collettivo per provare a divulgare su diversi livelli alcuni temi. Un po’ come ha fatto il Vaticano per un paio di millenni, che usava tanto Lourdes quanto la teosofia per diffondere il suo messaggio a una fetta più ampia possibile di popolazione. E poi, parliamoci chiaro: sei mai stato in un’assemblea? A me piace partecipare, ma dobbiamo ammettere che non è un’esperienza per chiunque…
Foto: Lissa Bilotti
Spostandoci su temi cari a Splendido, come illustrazione e fumetto: questi generi trovano oggi maggior respiro nella narrazione per immagini o nella letteratura?
Non è facile fare una classifica, ma mi sento di poter dire che in questo periodo c’è un grande revival dell’horror estremo!
La produzione di letteratura e fumetti di genere in Italia è molto seguita? Sono molte le realtà specializzate nella pubblicazione di questi generi?
I numeri parlano chiaro: ogni libro di letteratura borghese letto in Italia coincide a circa 27 copie vendute di letteratura fantastica, nonostante l’iper-esposizione della prima.
Qualche esempio di casa editrice o uscita recente significativa?
Di realtà focalizzate sulla letteratura fantastica che hanno tirato fuori dei bestseller e progetti di altissima raffinatezza letteraria ne posso elencare molti: da Acheron a Zona 42, da IDEA a Delos. Parliamo di case editrici giovani e dinamiche o che hanno fatto la storia della letteratura fantastica italiana, che vengono per lo più ignorate dai media nonostante abbiano una presenza negli scaffali di lettrici e lettori ben più solida delle case editrici che poi andiamo a leggere allo Strega.

Potresti fare un profilo degli editori che partecipano ad Oblivion?
Sono editori che amano sperimentare, che cercano una raffinatezza che raramente le case editrici borghesi si sognano anche solo di avvicinare. Sono case editrici coraggiose e che non hanno paura di sognare in grande!
Oblivion è una fiera specializzata, in contrapposizione alle fiere generaliste che puntano ai grandi numeri, quali sono, in quest’ottica, le sue peculiarità e quali le differenze?
Oblivion cerca di fare due cose, banalmente: scremare il pubblico, così che ogni lettrice e lettore che attraversa Oblivion possa essere davvero interessata o interessato a ciò che propongono le Case Editrici di Oblivion e secondo focalizzarsi su un programma culturale che sia creato assieme a chi porta con sé la propria proposta culturale, ossia case editrici, autori e autrici. Il risultato è una densità teorica, ma anche una forza ludica, che è difficile vedere in altre fiere. Per dirla più facile: la gente a Oblivion si diverte!
Precisamente come avviene il coinvolgimento delle case editrici nella costruzione del programma?
Il programma è uno dei nostri fiori all’occhiello, ed è uno degli elementi in cui investiamo più energia. Sostanzialmente, il collettivo Oblivion lancia un tema – che quest’anno è “Decolonizzare territori”, da cui gemmano 20 proposte per panel. Questi panel vengono discussi per giorni con le case editrici che partecipano, le quali propongono i loro autori e le loro autrici a parlare nei panel, oppure propongono direttamente modifiche ai panel. Così, gli editori sono messi al centro del programma culturale, che diventa un luogo di contrattazione continua tra tutti noi. Il risultato è quello che abbiamo visto lo scorso anno: 20 conferenze popolate da circa 200 professionisti e 2000 visitatori e visitatrici!
Foto: Chiara Catella
“Decolonizzare territori” è un tema che sembra più geopolitico che legato al fantasy o all’horror, come viene declinato in questo contesto?
Be’, l’horror, il fantasy, la fantascienza e il weird si sono sempre confrontati con le guerre e i suoi risultati. Pensiamo a Deep Space Nine, la serie di Star Trek ambientata in un mondo, Bajor, alle prese con la liberazione dai suoi aguzzini, oppure a Il signore degli anelli, saga che ruota tutta attorno al tema della paura della guerra. Mi viene anzi difficile pensare a grandi romanzi che non affrontano il tema!
L’idea che avete di casa editrice sembra essere molto ben delineata, viene fatta una selezione degli editori presenti, se sì, come avviene?
Sì, la selezione è presa molto seriamente. Ci sono validi motivi filosofici e professionali per essere esclusi, come mancare di deontologia professionale oppure pubblicare a pagamento. Ma soprattutto, dato che lo spazio è poco, focalizzarsi sulla qualità e l’originalità del progetto è per noi fondamentale.
Gli editori e gli autori che ospitate, oltre a essere molto settorializzati, hanno grande cura e dedizione per le loro produzioni e immagino che sfuggano alle dinamiche della grande distribuzione. Esiste una realtà alternativa alla distribuzione tradizionale? I festival come Oblivion, per un editore, che opportunità danno?
È difficile fare un quadro unitario, ma posso fare uno spoiler dicendo che il sistema editoriale legato alla letteratura fantastica si sta riorganizzando.
Riusciremo ad avere qualche indizio nella nuova edizione di quest’anno di questa riorganizzazione?
Non ancora, ma non manca poco per svelare il tutto…
Ogni festival trova la propria forma di finanziamento, più o meno a favore degli editori presenti, Oblivion come viene finanziato?
Le case editrici, ed è per questo che le valorizziamo il più possibile.
Questa è la seconda edizione, in base alla prima esperienza avete deciso di rivedere qualcosa?
Abbiamo cambiato molto! Alla fine di Oblivion I abbiamo subito proposto una riunione di debrief per parlare con gli editori e capire da loro come migliorare. Speriamo di esserci riusciti con Oblivion II!
Ultima domanda, se da qualche abisso dell’irrazionale arrivasse una presenza oscura cosa disintegrerebbe o cosa porterebbe nel mondo dell’editoria? Che volto avrebbe?
Avrebbe il volto del pluralismo e della specializzazione: decine di librerie, distributori, fiere dedicate a generi specifici, a cui magari la mia casa editrice, D Editore, non potrebbe partecipare, ma che troverebbero tutte il proprio pubblico perché già in target con chi vuole incontrare!
Oblivion. Fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale
21-22 febbraio 2026
Città dell’Altra Economia
Largo Dino Frisullo
Roma
oblivionfair.it
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