“Uno dei motivi per cui mi sono imbarcato in questo progetto è far comprendere alle persone, ai fan, quanto possa essere difficile disegnare e portare le persone in un luogo emotivo che le avvicini agli autori.”
Andrea Fievoli
05/11/2025
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C’è chi di una passione ne fa una professione, chi ci arriva subito, chi ci arriva dopo qualche anno, magari senza averci nemmeno pensato, per uno di quegli intoppi che capitano nella vita. Siamo a Pesaro nel 2023 quando nasce una galleria dedicata al fumetto, Il Tavolo Luminoso. Curioso e indagatore proprietario è Andrea Fievoli.
Andrea, come nasce Il Tavolo Luminoso?
Il Tavolo Luminoso nasce principalmente dalla mia passione per il fumetto e la voglia di fare qualcosa per la città, Pesaro. Nel 2022 ho perso il lavoro, gli anni precedenti mi avevano dimezzato l’orario, quindi mi sono trovato a casa. Ho passato quell’anno a cercare gli autori da contattare, a incontrarli durante le fiere, di alcuni ho avuto il privilegio di andare a casa; intanto accumulavo la disoccupazione per poter aprire la galleria. Guardando indietro è stata una pazzia, ma desideravo fare davvero qualcosa per la mia città e per quella popolazione reietta che viene chiamata nerd.
La tua è una passione di lunga data, nasce con i classici italiani ma col tempo spazia a generi più contemporanei e internazionali, descriveresti il tuo percorso attraverso i fumetti?
Ho Iniziato a leggere fumetto che sarà stato l’82 o l’83, la mia prima collezione è stata di Alan Ford. Nell’86 ero già passato a Dylan Dog, da lì ho girato come una trottola, muovendomi un po’ a macchia di leopardo: un po’ leggendo il fumetto francese e argentino che passava su Lanciostory e Skorpio, un po’ leggendo manga, tornando a leggere il fumetto italiano per poi darmi al fumetto americano in lingua. Pensavo di saperne abbastanza, non arrivavo digiuno, in passato avevo provato anche a scrivere qualche sceneggiatura, avevo letto la saggistica sull’argomento, ma aprire la galleria mi ha aperto gli occhi. Non ne sapevo così tanto, conoscevo i nomi, gli editori, chi faceva cosa, come molti altri. Non sapevo in realtà tutto quello che c’è dietro, della vita che fanno gli autori, anche bravi, dei vari rapporti con le case editrici. Quando ho iniziato a farmi un quadro completo della cosa ho compreso quanto fosse importante una galleria come la mia. Non tanto per gli autori affermati quanto per gli emergenti o per quelli bravi di una certa età che magari, per dissidi con l’editore, si sono tagliati fuori dal sistema. Inizialmente l’idea di aprire era rivolta alla città, lottare (anche con l’amministrazione), e ai fumettisti, poi il mio rapporto col fumetto è cambiato ed è diventato il rapporto con le persone che lo fanno. Mi piace conoscerle, sapere come lavorano e se ho fortuna le intervisto di fronte a persone che potrebbero diventare il loro nuovo pubblico.
Sei molto interessato al fumetto come fenomeno sociale, in questa visione qual’è la tua interpretazione della nona arte?
Come si è potuto notare quello che conta per Il Tavolo Luminoso è la comunità. Il fumetto è sempre stato per me un evento comunitario. Certo lo leggi nella tua cameretta, da solo, ma poi hai bisogno di confrontarti sulla storia, sugli autori. Ricordo che Lucca Comics era così, ci sono andato per la prima volta nel ’92. Ti fermavi e potevi parlare con qualcuno, con i ragazzi, con gli adulti e con gli standisti. Eri in fila e parlavi, stavi attendendo l’apertura di una mostra e parlavi. Parlavi anche con gli organizzatori. Oggi se ci provi ti guardano storto. Le cose più interessanti sul fumetto, da quando ho aperto la galleria, me le hanno dette gli anziani, che hanno memorie comunitarie del fumetto: degli scambi, dei modi in cui ne usufruivano in un mondo in cui era raro vedere un televisore. Un’idea che mi piacerebbe sviluppare, una comunità che sappia comunicare trasversalmente, anche tra le differenti età.

Descrivi Il Tavolo Luminoso, le attività, gli spazi.
Il Tavolo Luminoso è una galleria formata da due spazi distinti. Il primo, quello al piano terra, è dedicato alle mostre. Mensilmente facciamo esposizioni di opere di fumettisti e illustratori, più raramente è capitato di avere in mostra autori del mondo dell’animazione.
Al piano inferiore abbiamo una piccola saletta che di solito occupiamo durante le inaugurazioni per intervistare gli autori: uno dei motivi per cui mi sono imbarcato in questo progetto è far comprendere alle persone, ai fan, quanto possa essere difficile disegnare e portare le persone in un luogo emotivo che le avvicini agli autori.
Questa saletta in passato è stata utilizzata anche per corsi e workshop o per il disegno dal vivo con modella.
Quest’anno ci siamo aperti al firmacopie, abbiamo portato anche autori non legati a mostre o eventi particolari, abbiamo fatto presentazioni di collettivi e progetti.
Abbiamo da poco realizzato una serie di conferenze legate a Martin Mystère e ai misteri della storia, un incontro tra il fumetto e cosa realmente conosciamo di quei misteri.
Parte dell’attività della galleria è rivolta ai collezionisti, che servizi offre in particolare?
Da un anno ci siamo aperti al grading, che non piace a tutti, ma anche qui ci stiamo costruendo il nostro parco clienti. C’è chi ci porta l’albo da fare gradare e noi lo facciamo arrivare a EGC, che è la ditta che utilizziamo per la valutazione degli albi e l’intecamento. Ma c’è anche chi passa, vede il prodotto già gradato, e prende ciò che gli piace.
Da quando siamo nati facciamo un lavoro sulle mancoliste, reperiamo i fumetti che mancano dalle collezioni dei nostri clienti. Non sempre è un lavoro facile e a volte una ricerca può durare anche alcuni mesi.

Essendo l’offerta così variegata è possibile fare un profilo del pubblico della galleria?
Gli ospiti della galleria cambiano in continuazione. È difficile che chi passa a visitare una mostra di fumetto erotico poi passi a visitare una dedicata all’illustrazione dell’infanzia.
In generale gli avventori della galleria sono persone di una certa età, che vogliono recuperare i fumetti di quando erano bambini e coprire qualche buco in collezione. Per quanto riguarda invece gli originali è una cosa molto varia, che dipende dall’autore in mostra, dalle emozioni che danno le visioni.
L’Italia è il secondo paese europeo per numero di editori di fumetto secondo solo alla Francia ma il sentimento di chi lavora in questo settore e in genere nel settore culturale spesso è di precarietà, cosa ne pensi?
Nei due anni e mezzo che ho gestito “Il Tavolo” ho sentito molte storie. Tutto è molto precario. Potrei fare nomi e cognomi, parlare di case editrici a cui non ci si dovrebbe neppure avvicinare. Un tempo tu portavi un fumetto ad un editore, quello ti dava un acconto, era poco ma almeno ti faceva tirare avanti fino alla pubblicazione. Col tempo quell’acconto si è abbassato sempre di più per finire ad un ”Mi piace, facciamolo, torna quando lo hai finito“. Sì, ma nel frattempo l’autore come fa ad arrivare a fine mese, a campare per finire il lavoro?Tutto ciò che esce di bello oggi, non esce dalle grandi major ma dall’autoproduzione, dai collettivi e da piccoli editori.
Qual’è il criterio di selezione per gli autori ospitati da Il Tavolo Luminoso?
Di solito scelgo autori che mi piacciono, preferibilmente che ho letto o che sto seguendo attraverso i loro profili social. Scelgo per i volumi l’autorialità che a Pesaro non presenta nessuno. Mentre per quanto riguarda gli autori scelgo le stelle nascenti, i collettivi, chi emerge da piccole situazioni e soprattutto un sacco di autrici.
Una volta all’anno Strange Opera, nella persona di Rossana Calbi, mi propone una mostra, fino ad ora sono state tutte ragazze molto brave che hanno portato in galleria tematiche molto interessanti.
Mi piacerebbe poter scegliere per una mostra un autore Disney o qualche italiano che lavora per l’America ma sono tutti bloccati con contratti a doppia mandata. Anche per Bonelli e bonellidi siamo più o meno lì.
Quanti eventi realizzi all’anno e come si strutturano?
L’anno scorso sono riuscito a presentare tredici mostre, mentre quest’anno finiremo con una quota di undici o dodici. Poi, ci sono eventi altri che hanno il focus sul fumetto o sull’animazione. Cerchiamo di variegare molto portando autori che raccontano della loro carriera e che aprono spiragli sui rapporti con gli editori o su cosa sia effettivamente il mondo del lavoro. Nell’ultimo anno abbiamo avuto incontri molto lunghi con animatori a livello nazionale e internazionale. La cosa interessante è che a questi incontri hanno iniziato a partecipare anche studenti delle scuole d’arte: la Scuola del libro di Urbino e il Liceo artistico di Pesaro.
C’è sinergia con le realtà locali e in generale trovi che la contaminazione con altre attività, non necessariamente legate al fumetto, sia negativa e svilente o stimolante e utile?
In realtà ho provato molte volte a collaborare con fumetterie locali ma in genere credono che le proposte siano fatte per rubare i clienti, in realtà ci muoviamo con prodotti e clientela differenti quindi la contaminazione può essere solo buona. Quest’estate abbiamo fatto una serata con il titolare della fumetteria storica di Pesaro, Il Ragno, noi vediamo il lavoro da due punti completamente differenti: lui vede il lavoro delle distribuzioni, io vedo il rapporto che gli autori hanno con le case editrici. È stata una serata molto interessante.
Quanto in questi anni ha cambiato Il Tavolo Luminoso e il tuo lavoro l’utilizzo dei social e della comunicazione web?
Questo è un tasto dolente. Fino ad ora abbiamo giocato poco la battaglia sui social, perché l’idea era quella di lavorare sul locale. Speravamo di avere un aiuto dalle istituzioni locali, alle quali si chiedeva la presenza per far sì che la galleria potesse diventare uno dei posti della cultura a Pesaro, contavamo anche sul sostegno della stampa per promuovere con un trafiletto le nostre iniziative ma molte delle nostre speranze sono state disattese. Siamo quindi tornati a lavorare sui social con una programmazione fatta di reel e video su Youtube. Ci siamo allargati a Tik Tok per avere accesso anche ai giovani collezionisti. L’idea oggi è quella di sfruttare le piattaforme per farsi conoscere e per fare quello per cui Il Tavolo Luminoso è nato: fare cultura sul mondo del fumetto ed essere d’aiuto a chi inizia a collezionare oggi.

Il Tavolo Luminoso ha una programmazione di eventi notevole posizionandosi tra i fenomeni più interessanti della provincia italiana. Quali le prospettive e gli obiettivi?
La voglia di continuare a proporre mostre e autori che siano anche sconosciuti, spesso perché i lettori si accontentano di ciò che le grandi case editrici gli propongono, ma fuori da quello c’è un mondo che vale la pena esplorare. Potrei fare anche dei nomi, ma toglierei tutto il divertimento. In questo momento sto progettando serate tematizzate. Adesso mentre sto scrivendo si sta per inaugurare una biblioteca qui in galleria, sarà possibile prendere volumi a fumetti e portarseli a casa come una biblioteca. La speranza è che questo diventi un luogo d’incontro per i collezionisti locali, per gli amanti del fumetto e dell’illustrazione.
Per chiudere, una domanda personale. Qual’è il tuo fumetto del cuore, la tua orsonwelliana Rosebud?
Ci sono cose che in Italia non si conoscono o si conoscono solo di nome, una di queste è Cerebus di Dave Sim. Dave Sim produce questa storia lunga 300 numeri che nasce per essere una parodia di Conan il barbaro… ma poi cambia qualcosa, le storie iniziano a parlare di società, di politica, di religione, dei rapporti tra le varie istituzioni, del rapporto tra Dio e l’uomo, tra uomo e donna e tra le varie religioni che, poi, sono la stessa grande religione. In più Dave inizia a sbilanciare il fumetto: troviamo numeri che sono solo testo e altri che sono solo immagini. Il bilanciamento delle storie è incredibile. Poi, se non fosse tutto così pazzesco, intorno al numero 90, Sim decide che ha bisogno di una mano, una persona normale avrebbe chiamato un chinato, invece lui chiama Gerard a fargli i fondali. Mette in contratto il fatto che se uno dei due fosse morto l’altro avrebbe finito di pubblicare il fumetto solo con la sua parte il che avrebbe voluto dire personaggi che svolazzano nel bianco o splendidi paesaggi con i baloon. Quest’opera è importante per chi desidera leggere qualcosa di buono e di bello, ma soprattutto per chi il fumetto desidera farlo perché è un’opera perfetta.
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