FLOP. Illustrazioni di successo

“La sfida più difficile è mantenere il coraggio di fare cose nuove e di sperimentare. Tutto questo è rischioso perché la novità potrebbe rivelarsi un fallimento, un flop appunto.”

Fabio Toninelli


26/05/2026
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Come ormai felice consuetudine, anche questa primavera torniamo a Cremona per le mostre di Tapirulan legate all’annuale concorso di illustrazione. Giunta alla sua ventunesima edizione, la manifestazione si articola in tre momenti chiave: l’esposizione del concorso, la monografica di un ospite illustre e la personale del vincitore dell’anno precedente. A documentare l’evento restano i cataloghi e le curatissime pubblicazioni dedicate, preziosa memoria cartacea degli autori esposti.

Varcata la soglia del severo Padiglione Amati, presso il Museo del Violino, ci si ritrova immersi nel tema di quest’anno: FLOP. Le tavole dei selezionati sfilano sulle pareti a gruppi di quattro, declinando l’ironia del fallimento con metafore e situazioni inaspettate. Tra tenerezza, ironia e romanticismo, la gamma di stili e humor è vastissima; molte opere sono all’altezza dell’illustrazione vincitrice di Giulia Ferla, un’immagine suggestiva che mette in scena un cortocircuito: tre pesci in barca che pescano uno scarpone. Nelle sale limitrofe, l’allestimento elegante e curato di NOTES celebra l’ospite d’onore Craig Frazier ripercorrendone la carriera tra una selezione rappresentativa di tavole, sketchbook e riproduzioni oversize. Illustratore di fama internazionale, Frazier è capace di toccare temi profondi attraverso uno stile pulito e asciutto. A qualche via di distanza, presso la sede dell’Associazione dove è allestita la monografica della stupefacente Anna Benotto (vincitrice della passata edizione), incontriamo Fabio Toninelli, presidente e socio fondatore di Tapirulan. È l’occasione perfetta per un’intervista: il momento ideale per dare sfogo a tutte le mie curiosità, dalle più tecniche alle più puerili.


Fabio Toninelli all’inaugurazione della mostra



Fabio, partiamo dall’enigma: Tapirulan. Mi sono arrovellato a cercare un nesso con le vostre attività ma senza arrivare ad una risposta soddisfacente. Da dove salta fuori e perché lo avete scelto per battezzare il vostro gruppo?

Mi dispiace che tu ti sia arrovellato anche perché non c’è nessun nesso tra il nome Tapirulan e le nostre iniziative, perlomeno con quelle attuali. Il nome risale ai tempi del liceo (1994/1995) quando io e i miei compagni di classe pubblicavamo un giornale umoristico che si chiamava appunto Tapirulan. Negli anni successivi – nel frattempo era iniziata l’”era internet” – abbiamo cercato di proseguire l’esperienza del giornale cartaceo pubblicando gli articoli online e così è nato il sito tapirulan.it che è stato ampliato anche con pagine dedicate ad artisti vari: pittori, illustratori, fotografi, scrittori, musicisti, eccetera. Comunque diciamo che il nome in sé richiamava il tapiro, un animale che pensavamo ci assomigliasse per indole e soprattutto estetica. La francesizzazione del nome deriva dalla mia personale passione per la Francia, che evidentemente ero riuscito a imporre ai miei sodali a quel tempo… Dopo così tanti anni non lo ricordo con precisione.


Dalle aule di un liceo a una realtà internazionale: come si trasforma un gruppo di amici appassionati in una macchina culturale così oliata? Qual è stato il momento in cui avete capito che Tapirulan poteva essere qualcosa di più di una piccola associazione?

Purtroppo non l’abbiamo ancora capito, infatti siamo ancora una piccola associazione. Sentirti dire che siamo una macchina culturale oliata mi fa molto piacere, ma mi fa anche un po’ sorridere perché io invece vedo la nostra associazione come una macchina di quelle molto vecchie, con il motore che si accende a manovella. Certo, una macchina che ha il suo fascino, ma che viaggia a un ritmo troppo antico per i tempi odierni.


Visti da fuori apparite meravigliosi e ti giuro che non vi avrei mai associati ad una vecchia macchina se non per una notevole classe. Tornando alle origini: siete nati multidisciplinari (poesia, narrativa, fotografia), ma oggi non posso pensare a Tapirulan senza pensare all’illustrazione. È stata un’evoluzione naturale o è stato un colpo di fulmine?

A livello di associazione è stata un’evoluzione naturale. Per molti anni abbiamo cercato di portare avanti iniziative che coinvolgessero artisti di tutte le discipline, dalla musica all’illustrazione, dalla poesia alla fotografia. Adesso facciamo un po’ più fatica, ma l’intento sarebbe ancora quello delle origini. A livello personale invece quella per l’illustrazione è sempre stata una passione molto forte, nata ben prima che iniziasse l’attività di Tapirulan; in particolare per l’illustrazione umoristica di autori come Mordillo, Jacovitti, Sempé o Jean Jacques Loup.

La mostra di Craig Frazier ospite di FLOP

Le vostre pubblicazioni sono veri oggetti del desiderio. Non vi accontentate di stampare il solo catalogo delle mostre ma andate a fondo con approfondimenti sui vari autori ospiti. Un lavoro di una grande cura che valorizza l’opera degli illustratori dando loro il giusto risalto. Oltre ad un grande amore per quello che fate è evidente anche una notevole competenza come editori, avete imparato con l’esperienza o l’impronta editoriale è sempre stata parte del vostro progetto?

Il desiderio di fare delle pubblicazioni cartacee e di non rimanere confinati al web è sempre stata una nostra priorità. Anche se Tapirulan è una casa editrice minuscola e anche un po’ anomala posso risponderti che l’impronta editoriale è sempre stata parte del progetto, forse un po’ agevolata dal fatto che io facessi il grafico. L’esperienza spero abbia aiutato a migliorare alcuni aspetti…


Entriamo nel vivo dell’edizione attuale, scegliere ‘FLOP’ come tema per la ventunesima edizione è stato un modo per esorcizzare la paura del fallimento o una sfida agli illustratori per trovare il bello dove di solito si vede un errore?

È stato un modo per esorcizzare la paura del fallimento. Purtroppo un modo che è fallito miseramente perché questa paura permane sempre, ogni volta che si organizza qualcosa compare senza eccezioni.

Giulia Ferla “Domani sera ci riproviamo” – Premio della Critica FLOP

Oltre al fallimento di non aver trovato soluzione alla paura di fallire, c’è stato qualche momento di crisi negli anni di vita dell’Associazione?

Sicuramente il periodo della pandemia ha rappresentato un momento critico. Il fatto di non potersi riunire per diverso tempo e non riuscire ad organizzare nulla con certezza ha sballato molto i ritmi precedenti dell’associazione. Non siamo più tornati quelli di prima e alcune persone si sono perse per strada, nel senso che partecipano con meno assiduità, altre se ne sono aggiunte successivamente. Ma fortunatamente non ci sono mai stati dissidi o grosse tensioni all’interno dell’associazione. Forse anche adesso siamo in un momento di crisi, altrimenti non sarebbe uscito il tema flop.


Ho notato molti nomi nuovi tra i selezionati. Tapirulan è diventato un radar per talenti emergenti: quanto tempo passate a ‘scovare’ l’autore giusto e cosa cercate in un’opera per dire ‘questa deve esserci’?

La selezione è affidata a una giuria esterna, l’unico membro dell’associazione di norma sono io, ma in un contesto di 8 o 9 giurati che variano di anno in anno. Questo garantisce che ci sia una certa varietà perché inevitabilmente i gusti dei singoli giurati, e soprattutto quelli del presidente di giuria, influenzano moltissimo la selezione finale. Però posso dirti che io ci passo davvero molto tempo a guardare e riguardare le illustrazioni che arrivano, forse troppo perché poi finisce che sto male all’idea che alcune illustrazioni che mi piacciono non vengano alla fine selezionate. Vorrei cercare di affrontare la cosa con maggiore distacco, ma non ci riesco, anzi ogni anno è sempre peggio.

“Tra le righe” mostra di Anna Benotto

Quindi in futuro potrebbe esserci una mostra o un catalogo dei grandi esclusi, una Fabio’s “Coup de Cœur”?

Ti confesso che è un’idea che ogni tanto mi intriga, la cosa difficile è trovare i criteri giusti che non siano semplicemente le cose che piacciono a me e che sono state escluse, perché sarebbe troppo parziale… Comunque ogni tanto riguardando alcune illustrazioni scartate mi domando “ma come cavolo è possibile che questa non sia stata selezionata!”


Torniamo alla curiosità che mi ronzava in testa: dalle mostre ai cataloghi, fino all’allestimento al Museo del Violino, tutto sembra incastrarsi alla perfezione. Qual è il segreto di questo ‘metodo Tapirulan’? Quanta fatica (e quante ore di sonno perse) ci sono dietro?”

Pensa che tutti i miei amici e i miei familiari mi considerano una persona estremamente disorganizzata… Adesso potrò finalmente ribattere che c’è qualcuno a cui sembra che tutto si incastri alla perfezione! Dopo quello che ho appena detto avrai capito che non c’è un “metodo Tapirulan”, ci sono delle persone volenterose e appassionate che cercano di costruire qualcosa insieme nonostante la mia disorganizzazione. Un po’ di fatica ovviamente si sente, ma purtroppo il tema “Siesta” lo abbiamo già proposto diversi anni fa, non possiamo replicarlo…


Avete creato un circolo virtuoso incredibile: da un lato il costante passaggio di nuovi talenti, dall’altro un archivio storico unico. Mantenere questa freschezza per ventun anni non è scontato. Qual è la sfida più difficile nel restare fedeli a se stessi senza diventare mai ‘istituzionali’ o ripetitivi?

La sfida più difficile è mantenere il coraggio di fare cose nuove e di sperimentare. Tutto questo è rischioso perché la novità potrebbe rivelarsi un fallimento, un flop appunto, giusto per tornare alla tua domanda precedente… Ovviamente col tempo si tende sempre a rischiare meno perché si ha più da perdere rispetto agli inizi. Anche noi non siamo immuni a questa transizione verso posizioni più comode, ogni tanto me ne accorgo, ma forse non sempre sono in grado di rimediare.


Dopo nomi come Craig Frazier, Gilles Bachelet, Guy Billout, Franco Matticchio, Mordillo, Tony Wolf, solo per citarne alcuni, c’è un sogno nel cassetto, un illustratore impossibile, che vorreste portare a Cremona nei prossimi anni?

Mi sarebbe piaciuto conoscere di persona e organizzare una mostra di Jean Jacques Loup, che come dicevo prima è un illustratore che amavo molto da ragazzo. Conoscerlo è senz’altro impossibile perché purtroppo è morto, e anche organizzare una sua mostra è abbastanza complicato perché, pur avendo fatto delle ricerche, non ho idea di dove siano finite gran parte delle sue opere.

Per chiudere vorrei chiederti, se dovessi scegliere una delle illustrazioni presentate in questi anni, quale senti che potrebbe rappresentare di più l’associazione Tapirulan?

A questa domanda è davvero impossibile rispondere… In generale direi quelle in cui è presente dello humor, perché penso rappresentino di più lo spirito della nostra associazione. A titolo personale, invece, ho sempre sentito un legame molto forte con l’illustrazione di Guy Billout “Antipodes”.

Antipodes di Guy Billout

Non so se mi rappresenta davvero, mi piacerebbe che fosse così, almeno se è corretta la mia interpretazione del suo significato…






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