Bande de Femmes. Disegnare il transfemminismo


“… nell’arte come in ogni altro ambito della vita, per quanto provino a invisibilizzarci e cancellarci, noi esistiamo e continueremo a farlo prendendoci lo spazio che ci serve per costruire delle vite e un esistente all’altezza dei nostri desideri.”


29/06/2026
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A Roma, nel fervente quartiere Pigneto, dal 2007 esiste una libreria aperta, accogliente, femminista e inevitabilmente sensibile alle tematiche LGBTIQ+, è la Libreria Tuba. Ho letto in una passata intervista a Viola Lo Moro (tra le fonadtrici della libreria) del significato del nome, nell’intervista Lo Moro spiega: “le due socie fondatrici si chiamano entrambe Barbara, quindi si tratta di un gioco di parole fra Two e Ba(rbara); il nome fa riferimento alle tube di Falloppio, perché Tuba nasce come uno spazio di convivialità dedicato alle donne […] Vi è anche un terzo motivo in realtà: si sa che per gli uccellini e le uccelline in amore si usa il termine tubare… ”. Può sembrare un pensiero superficiale, ma credo che dettagli come questi dimostrino la capacità di vedere e capire la stratificazione delle cose, la loro complessità.

La libreria da 13 anni organizza Bande de Femmes, Festival transfemminista di fumetti e illustrazioni. Il programma include incontri con artist3, mostre e laboratori diffusi nel quartiere Pigneto. Un momento di approfondimento su identità, femminismi, diritti, sessualità ma anche l’occasione per aprirsi al quartiere. Ce ne parlano Marta Capesciotti, Ginevra Cassetta e Sarah Di Nella le curatrici del Festival.


Video Mapping con disegni di Fumettibrutti, Kalina Muhova, Sonno e Zuzu – BDF 2025


Partiamo dalle base, per chi ancora non vi conoscesse, in che fase della vostra esperienza e come nasce Bande de Femmes?

Bande de Femmes, nasce all’interno della Libreria Tuba nella convinzione che sia importante dare visibilità e riscoprire le voci delle donne e delle persone queer, anche del passato, per contrastare l’assenza di rappresentazione. Noi ci sforziamo di creare uno spazio per dare visibilità ad artiste ed artist3 che troppo spesso vengono penalizzat3 nel mondo dell’arte che è ancora dominato dall’artista maschio bianco etero abile e cis, a tutti i livelli della gerarchia artistica. Negli ultimi anni abbiamo finalmente osservato i femminismi e l’intersezionalità farsi strada anche nel mondo del fumetto, trasformando radicalmente le graphic novel che leggiamo.

Come per la libreria Tuba, anche il nome del festival è un suggestivo gioco di parole, potete spiegarci la sua origine?

Abbiamo giocato con il francese: Bande de Femmes indica una banda di donne, gang di donne, ma anche Bande dessinée, il termine francese per indicare le strisce illustrate dei fumetti.

Questa 13ª edizione vede un riconoscimento istituzionale importante, essendo il festival vincitore del bando “Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno”. Guardando indietro al 2013, quando Bande de Femmes è nato tra le mura della Libreria Tuba come evento piccolo e autofinanziato, come siete riuscite a far crescere la manifestazione fino a questo livello mantenendo la sua radice transfemminista e militante?

Con la tenacia che ci contraddistingue e grazie alla comunità che si è creata intorno al festival. Una comunità fatta dalla squadra di Bande de Femmes che va ben oltre le tre co-curatrici e senza la quale il festival non esisterebbe. Ma è una comunità fatta anche dagli spazi del quartiere che ogni anno sostengono il progetto della Notte a colori, aprendosi alle mostre diffuse nel quartiere. E dal pubblico del festival, che ci sostiene e incita a creare ogni anno un’edizione più ricca e variegata. Inoltre, piano piano abbiamo partecipato ai bandi e la proposta è risultata vincente. Sono sempre piccoli finanziamenti ma permettono di sostenerci insieme all’autofinanziamento, per poter poi offrire un festival completamente gratuito.



Fabrizia Ferrazzoli, Zuzu e Marta Cotta Ramosino – BDF 2025


All’inizio della vostra esperienza, in Italia si cominciava a parlare di manosfera, di redpillati, la destra era aggressiva ma in un contesto di un pluralismo politico che in qualche modo rifletteva una società che accettava il dibattito. Oggi certi “valori” conservatori sembrano essere più che un rigurgito e la polarizzazione mediatica è arrivata a degli eccessi che inquietano, il dialogo sembra impossibile, i toni inquisitori sempre alti.Bande de Femmes si sente minacciata?

Abbiamo un punto di vista maturato in quattromila anni di potere e violenza patriarcale, figuriamoci se ci spaventano le articolazioni attuali di questo stesso potere. Più che spaventarci, siamo perfettamente consapevoli del grado di violenza politica, culturale e discorsiva che caratterizza i nostri tempi, alimentata anche da una classe politica e da un sistema mediatico che si nutre del parlare alla pancia delle persone. Di fronte alla polarizzazione a cui assistiamo, crediamo di dover affinare i nostri strumenti e le pratiche di lotta per rispondere con ancor più determinazione agli attacchi con cui provano a invisibilizzare e rendere invivibili le nostre esistenze.

Quest’anno quali sono le riflessioni e le urgenze politiche che volete sollevare e attraverso quali autrici “porterete in piazza” queste tematiche?

Sicuramente non possiamo non parlare di guerra e di quanto sta accadendo in Palestina come in Iran. Per questo siamo molto felici di riuscire a ospitare quest’anno Golrokh Nafisi, artista iraniana che l’anno scorso non è riuscita a essere con noi perché rimasta bloccata dai bombardamenti su Teheran. Quest’anno invece animerà il laboratorio Manifesta, un laboratorio di protesta collettiva che riempirà Via Pesaro venerdì 3 luglio. Presenteremo inoltre il lavoro di Golrokh insieme a Giulia Crispiani sempre a Via Pesaro sabato 4 luglio. Inoltre, durante la Notte a Colori sarà possibile anche visitare la mostra di Safaa Odah, artista palestinese, che insieme alla fumettista italiana Pat Carra – grande amica del festival e di Tuba – hanno curato un progetto a quattro mani che verrà esposto da Barbagianni Haircuts and Shaves, sempre al Pigneto.

Bande de Femmes 2025


All’interno del festival spiccano gli appuntamenti Blossoms – Artiste che creano nuovi immaginari e il laboratorio Talee de dicato alle artiste in erba. Con una bella metafora botanica si palesa l’intento di collaborare o comunque osservare quello che è la crescita e l’evoluzione del mondo del fumetto al femmminile e queer. Questo com’è cambiato, le tematiche hanno subito qualche trasformazione, gli stili e il linguaggio si sono evoluti in questi ultimi 13 anni?

Innanzitutto, due parole su Blossoms. Le giornate del 1° e 2 luglio saranno appunto dedicate a Blossoms, la sezione del festival dedicata all3 artist3 under-35, realizzata in collaborazione con SIAE. Il 1° luglio ci sarà il laboratorio Talee, coordinato da Kalina Muhova, e animato da quattro artist3 giovani ma già conosciut3 dal pubblico del fumetto italiano: Eliana Albertini, Federico Pace, Wally Pain e Martina Sarritzu. Il laboratorio sarà occasione per l3 artist3 partecipanti di conoscere il lavoro e le esperienze artistiche dell3 docenti e di condividere tattiche di sopravvivenza nel mondo dell’editoria a fumetti: come quando si fa una talea di una pianta già radicata, il laboratorio ha proprio l’obiettivo di diffondere il fumetto transfemminista e infestare sempre di più il mondo dell’arte. Il 2° luglio presenteremo invece a Via Pesaro la produzione artistica dell3 quattro docenti, coinvolgendo espert3 d’arte e del mondo dell’editoria, ma anche collettività politiche e attivist3. Per il resto è difficile tracciare in due parole l’evoluzione del fumetto; sicuramente però, come in tutti gli ambiti della produzione artistica e culturale, stiamo per fortuna assistendo al moltiplicarsi di narrazioni eterodosse e all’ampliarsi degli immaginari proposti dai fumetti. Sono sempre di più i nomi di fumettist3 femminist3 e queer che sono diventat3 not3 al grande pubblico. Quindi ci viene da dire che – nell’arte come in ogni altro ambito della vita – per quanto provino a invisibilizzarci e cancellarci, noi esistiamo e continueremo a farlo prendendoci lo spazio che ci serve per costruire delle vite e un esistente all’altezza dei nostri desideri.

Il festival ha visto passare numeros3 artist3, ci sono delle presenze costanti, il gruppo di autor3 cambia sempre? Come scegliete chi invitare?

Cerchiamo ogni anno di proporre un programma diverso che è il frutto di un anno di studio, lettura e ricerca di cose nuove che ci appassionino da proporre al pubblico del festival. Per questo ovviamente ci dedichiamo alle nuove uscite editoriali, ma spesso ci divertiamo ad attraversare vari festival di fumetto, illustrazione e autoproduzione per dare spazio e visibilità anche alla produzione artistica dal basso, che straborda dai circuiti dell’editoria ufficiale.

Accanto al pubblico di lettori e attivisti che da sempre vi segue, il programma scommette anche sull’aspetto professionale con l’incontro Facciamo rete e le sessioni di mentoring per i portfolio delle giovani artiste. Chi attraversa il festival oggi? Quindi l’evento si sta confermando come uno spazio di formazione e mutualismo per una nuova generazione di fumettist3?

Sì, i laboratori di ‘formazione’ sono molto partecipati e con Blossoms, esperimento che abbiamo avviato lo scorso anno grazie al sostegno di SIAE, ci sta permettendo di dare visibilità ad artist3 giovani ma già molto conosciut3 e amat3 che sono riuscit3 ad affermarsi nel mondo del fumetto e dell’illustrazione, senza scendere a compromessi e perdere il loro smalto e il tratto che le contraddistingue. L’incontro tra l3 artist3 e l3 partecipanti è per noi un modo di fare comunità e resistere, insieme, alla marginalizzazione. Facciamo Rete in questo senso è un passo in più, è un momento in cui chi fa arte, chi la pubblica, curator3, critic3 possono incontrarsi, conoscersi e scambiare esperienze e opportunità in un contesto orizzontale e accessibile, fuori dai circuiti esclusivi ed escludenti.

Firmacopie Kalina Muhova – BDF 2025


Il festival insiste capillarmente sui luoghi del Pigneto. In un momento storico in cui i quartieri di Roma subiscono una gentrificazione spietata e una progressiva perdita di spazi sociali, in che modo la presenza fisica e “diffusa” di Bande de Femmes si pone come un atto di resistenza per gli spazi e per le persone che vivono il territorio?

Il Pigneto, dove si trova Tuba e dove si svolge Bande de Femmes, è una zona particolare di Roma: se, da un lato, è sicuramente un quartiere vivo e ricco di sperimentazione, cultura alternativa, anche libertà di espressione e movimento, soprattutto per le persone che si discostano dalla norma; dall’altro, assistiamo a un costante processo di svuotamento e gentrificazione e il quartiere sta pericolosamente diventando un polo di consumo. Sembra ormai quasi impossibile stare in strada, ritrovarsi, senza consumare. Tuba si inserisce in questa panoramica tentando di offrire uno spazio di scambio e contaminazione culturale e artistica che rompa un po’ questo schema: proviamo, insieme ad altre realtà, a immaginarci un quartiere accessibile e aperto, capace di mettere in rete generazioni diverse e visioni diverse, senza mai perdere di vista la necessità di una cultura come impegno collettivo.

La vostra attenzione ai luoghi di aggregazione, alla vivibilità e alla cultura è una caratteristica che non può essere separata dal progetto Bande de Femmes, quanto è fondamentale per voi rivendicare un’accessibilità totale, ecologica e gratuita a Bande de Femmes?

Per noi è una condizione sine qua non, la cultura, l’arte, la pratica femminsta devono essere accessibile a tutt3.

Oramai il Festival ha una bella storia alle spalle, se uscisse un fumetto suBande de Femmes, da chi vi piacerebbe fosse firmato?

Bande de Femmes è un festival corale, organizzato, reso vivo e possibile da tante voci e tanti corpi. Di conseguenza, un fumetto su questo festival non potrebbe che essere un lavoro collettivo, a tante mani e pensato da tante teste che lo contaminino con immaginari diversi e potenti.

E quale sarebbe la didascalia nell’ultima vignetta?

Nessun* sarà liber* finché non lo saremo tutt3. To be continued …






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