A Mestre nasce Greve, un festival ma anche una casa editrice. “Editoria indipendente vuol dire rischio, rischio d’impresa ma anche un rischio di libertà d’espressione, si parla liberamente di tabù, di scomodità.”
Nacho Rancido

23/10/2025
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Come ogni approfondimento giornalistico che si rispetti non si può non cominciare con un’analisi geopolitica con affondo nel sociale.
Mestre occupa un’area di 1 4,25 km² a nord di Venezia e conta circa 90.000 abitanti. Dal secondo dopoguerra il centro abitato esplode in uno sviluppo urbanistico senza precedenti, da 20.000 abitanti si ritrova in breve tempo a contarne 200.000. Mestre diviene un centro fortemente cementificato (nel 1980 si potevano contare solo 20 cm² di verde per abitante, un record nazionale).
Mestre è la fronte sudata e il braccio affaticabile che vive all’ombra dell’aura e la grandiosità di Venezia. Negli appartamenti delle palazzine anni ’70, dietro ai balconi in calcestruzzo e alle finestre con infissi in alluminio anodizzato brulica una società di indomiti e fiduciosi lavoratori. Davanti a tubi catodici e fra le lenzuola di tre settimane germina nuova vita. I figli dei figli si trascinano così tra i viali in cemento, uno struscio in centro e una capatina tra le calli veneziane.
G.R.E.V.E. nasce qua, come un germoglio di parietaria, all’angolo di un incrocio, tra un condom usato e un nacho irrancidito.

Ignacio Garbarino, in arte Nacho Rancido, è il sudore e le lacrime che danno vita all’esperienza G.R.E.V.E.

Nacho, possiamo dire che la luce di Venezia e le opere del Tintoretto NON sono alla base dell’ispirazione dell’universo Greve, cosa vi ha spinto a pensare di addentrarvi nel mondo del fumetto autoprodotto e indipendente?

Esattamente, la bella Venezia non ci ha per nulla ispirato, anzi, ci ha ispirato per antitesi a cercare la bruttezza di Venezia. Con brutto non intendiamo disgustoso, ma invece VERO, un po’ la bruttezza di cui parla Marylin Manson nelle sue canzoni. Io nasco come cartoonist, e appartengo a una tradizione che ibrida fumetto e animazione. Per necessità ci siamo definiti autoprodotti e indipendenti, ma il nostro obiettivo è quello di creare fumetti e cartoni animati popolari, per tutti, tutte e tuttu.


Qual’è la vostra visione rispetto l’editoria indipendente?

Per noi, l’editoria indipendente è pura ribellione. Dal mercato mainstream, dai contenuti più vendibili, insomma, è una scelta difficile da fare e non adatta a tutti. Però ci permette di avere totale libertà e controllo su cosa vogliamo dire, senza aver paura di autoimporci censure o limitazioni per creare un prodotto che faccia vendere più tirature, senza dover per forza dire di no ad autori che non hanno un certo seguito. Editoria indipendente vuol dire rischio, rischio d’impresa ma anche un rischio di libertà d’espressione, si parla liberamente di tabù, di scomodità.


L’autoproduzione va a braccetto con l’autopromozione ed è qui che la necessità di trovare spazi e luoghi nei quali esporsi e condividere la propria visione diventa fondamentale. G.R.E.V.E. Fest (Grandi Realtà di Editoria Veramente Endependente.) nasce così nel 2022, descriveresti la vostra prima esperienza?

Un evento incredibile, seppur piccolo e intimo. Gente che pippava ketamina sui nostri banchetti il pomeriggio mentre allestivamo, ragazzine che si tirano i capelli per le strade di via Piave, eroicamente fermate da un ragazzone, e dulcis in fundo, un filippino che urlava contro alla cover band dei Litfiba (ha fatto bene, erano pessimi).


Certo la scelta di una cover band dei Litfiba può essere discutibile, ci fosse stato Piero Pelù in persona il filippino forse avrebbe protestato ugualmente. A livello invece di contatti e feedback com’è andata?

Mooolto bene, tranne per una persona che purtroppo centrava poco con gli altri espositori (mi sento infinitamente in colpa per lei, ma ahimè è parte del gioco). Ad ogni Grevefest corrisponde una pubblicazione, e tra diversi autori che hanno partecipato alle scorse edizioni, uscirà una antologia. Non farò spoiler, ma spero possa essere pronta per il Comicon di Napoli.


Organizzare vuol dire anche investire, G.R.E.V.E. Fest come si finanzia?

Principalmente tramite contributi degli espositori, e sbigliettamento. Quest’anno abbiamo deciso una cifra indicativa di 15€ a persona per mezzo banchetto. Inoltre, ci sarà una pesca di beneficenza! E il primo premio sarà una Nintendo Wii! (La Wii di Nacho).


A breve si terrà una nuova edizione di G.R.E.V.E. Fest puoi darci qualche info, chi saranno gli espositori?

Ci sono dei nomi davvero interessanti! Una cosa bella è che ci saranno espositori che hanno appena iniziato, quindi se venite al festival, supportate soprattutto loro!
Tra i nomi: Glitch_gram, Oscahay, Martino Louis, Barzak, Alex Panizzolo, Nicky Daigoro, Ossiciny, Pornobotanica, Giulia Parolaro, Breganze Comics, Marika Bellò, Grevedizioni, Marta Ferracioli, Silvia G., Angelica P., Cartadamacello + Drawdon, Jacopo Greggio, Netti, Yari Cavalli, Marta Carloni, Antonio Motta, Chiara Pedron, Planetiny, Naiveen e Pausa_Craft, Beatrice Bolis, Erica Zipoli e Roberta, Paolo Sanna, Erika e Cecilia.


Come descriveresti G.R.E.V.E. Fest?


WE THE REALEST OF THE REALESTS (Cit. PolitikZ, personaggio di Joji a.k.a. Filthy Frank)

 


Col tempo però è nata anche l’idea di una casa editrice, come e quando nasce Grevedizioni?

Grevedizioni nasce quest’anno, ovvero, non è ancora nata in realtà effettivamente come casa editrice, bensì è un collettivo + redazione. Nasce dalla necessità di Nacho di pubblicare su carta la sua visione del mondo. La redazione è formata da Nacho, Leone e Francesca. Il collettivo è formato da Nacho, Pescepiromane ed Ebubu (Detto EbubuMysticFarm, Bubulone, Sbubolonz e infinite storpiature del suo nome).


Esiste già una linea editoriale?

Grevedizioni non ha ancora una linea editoriale ben definita. Dopo il Grevefest ci troveremo io, Francesca e Leone in un ritiro spirituale dove penseremo il futuro della casa editrice, del festival e di un possibile spazio fisico dove possiamo instaurarci come redazione.


Forse è ancora presto ma immaginate qualche risvolto futuribile?

Chissà, una libreria? Faremo cartoni animati e videogiochi? Ci sposteremo in Francia? Possiamo solo che pensare al presente, perché il nostro Nacho Rancido si perde troppo in mega progetti, e Leone lo deve sempre riportare al pianeta Terra.


Ultima domanda, come nasce il nome Greve?

Sinceramente non sappiamo darci una definizione. Gaia, una nostra amica romana, diceva spesso “Greve, zì” come commento a mie battute di dubbio gusto. Dico greve a ogni cosa che mi piace, che vada dall’arte underground ai meme post ironici. Però non è abbastanza come definizione.
Ripensando all’accaduto di anni fa, pensiamo che greve significhi malinteso come processo artistico. Anche la riappropriazione è greve. Parlando con Valerio Bindi, direttore del Crack Festival a Roma, gli abbiamo raccontato di come ci irriti il fatto che Pepe the frog sia diventato un simbolo d’odio e che vogliamo riappropriarcene. Lui ci ha risposto che il logo del Crack Festival sono proprio due ᛋᛋ delle Schutzstaffel tedesche.

instagram: @grevedizioni
www.grevedizioni.it