“… il vero fumetto italiano vive e prolifera nell’autoproduzione, con spontaneità, eterogeneità e senza censure.”
Kay (Mecenate Povero)
18/09/2026
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BOMBETTA!fest e Mecenate Povero sono due nomi rappresentativi e fondamentali del fumetto indipendente italiano, il primo è diretta emanazione del secondo. Per l’occasione Mecenate Povero indossa l’abito delle grandi occasioni e viene allo scoperto: nell’umido settembre, dopo un’estate arida, esplode, il 20 settembre, come un temporale da crisi climatica la nuova edizione di BOMBETTA!fest.
La ricca produzione autoriale trova spazio nell’articolato programma dell’iniziativa. Una festa prima ancora che un festival: banchetti, live drawing, laboratori, DJ set e una zine speciale. Ogni anno, infatti, la manifestazione è accompagnata da una pubblicazione che raccoglie approfondimenti e contributi di tutte le realtà partecipanti.
Utopia/Distopia è il tema di quest’anno. In un momento in cui la linea d’orizzonte del futuro appare sempre meno definita, BOMBETTA!fest invita a una profonda riflessione. Siamo qui per chiedere a Vanessa e Kay di Mecenate Povero la loro visione su questa edizione e sulle prospettive di quelle future.

Ciao, partirei proprio dal tema di quest’anno: “Utopia/Distopia”. Come è nato e in che modo guiderà le autoproduzioni e la nuova BOMBETTA!zine?
Vane:
Durante l’anno ogni tanto buttiamo giù dei possibili temi per la prossima edizione di BOMBETTA!fest. Tra le possibilità, Utopia/Distopia era saltato fuori l’anno scorso e abbiamo deciso di buttarci su quello per l’edizione 2026, vista la politica mondiale sempre più “distopica” (anche senza virgolette) e i vari movimenti di resistenza, ribellione e antagonismo che invece lottano per un futuro più “utopistico”. E poi in autoproduzione sono tanti i punti di vista che evidenziano gli aspetti più problematici del nostro presente e che propongono delle alternative, non solo nei fumetti in sé ma anche nelle modalità con cui, quei fumetti, vengono fatti: anche per questo ci è sembrato un tema in linea per un festival di fumetto autoprodotto. Abbiamo poi fatto una selezione per capire chi invitare quest’anno, assegnando a ciascuna realtà il tema dell’utopia o della distopia: questo perché il BOMBETTA!zine, la rivista dedicata al festival, quest’anno è letteralmente diviso in due, con da una parte le interviste delle realtà che abbiamo assegnato all’utopia e nell’altra quelle assegnate alla distopia.
Kay:
Anche se all’apparenza sembrano due parole opposte, è stato bello confrontarsi con autori e autrici e realizzare quanto in effetti i due temi possano compenetrarsi ed essere quasi più dei punti di vista su uno stesso scenario. L’illustrazione per la locandina stessa, realizzata da Pastaacolazione, ci mette davanti a questa ambivalenza, a questo dilemma. Pensavamo sarebbe stato un altro numero di contrasti (come quello dello scorso anno il cui tema era “contro luce”) e ci siamo trovate qualcosa di inaspettato.
Mecenate Povero nasce con l’obiettivo di dare voce e archiviare il fumetto indipendente. Come si inserisce il BOMBETTA!fest in questo panorama?
Vane:
Ancor prima di “darci dentro” con l’archiviazione, da tempo ci piaceva l’idea di organizzare un nostro festival dedicato al fumetto indipendente: un evento nel “mondo reale”, che potesse far incontrare dal vivo chi fa autoproduzione con chi la ama, la legge, ne è incuriositǝ o la vede per la prima volta! All’inizio Mecenate Povero era un progetto prettamente digitale (a eccezione delle presentazioni e delle consultazioni del nostro archivio di fumetti) e volevamo organizzare qualcosa di più “concreto”. Poi, man mano che organizzavamo il festival e prendeva forma la sua identità, abbiamo deciso che ogni edizione avrebbe ospitato realtà diverse, sia per dare a più realtà possibili l’occasione di fare banchetto sia per far conoscere alle persone quanti più collettivi e autorǝ possibili.
Qual è, secondo voi, lo stato di salute dell’autoproduzione in Italia oggi rispetto al mercato editoriale mainstream?
Kay:
Da qualche anno stiamo facendo un vero e proprio censimento di tutti* (*quelli che riusciamo a raggiungere) i fumetti che vengono autoprodotti in Italia. Lo abbiamo fatto con un intento archivistico ma ci siamo ritrovate con un dato: ogni anno vengono autoprodotti più di 500 titoli a fumetti in Italia. Questo numero supera il numero di graphic novel o fumetti europei pubblicati da editori, anche considerando i titoli che vengono importati da altri paesi. Molti editori vengono anche influenzati dal fumetto indipendente e scovano quelle che loro chiamano “novità” in autori o autrici che magari è da anni che autopubblicano i loro fumetti. Mi verrebbe quindi da dire che il vero fumetto italiano vive e prolifera nell’autoproduzione, con spontaneità, eterogeneità e senza censure.
Recentemente, in un talk con Luigi Filippelli (MalEdizioni), Anna Dietzel e Silvia Reginato (Scrib Fest) al Market di Nuvolette a Rovereto, si è parlato dell’autoproduzione come forma di resistenza e libertà autoriale. C’è stata però una certa resistenza a riconoscere un ruolo e una forma politica. Come descrivereste il panorama del fumetto indipendente nelle sue varie sfaccettature?
Kay:
Ogni forma d’arte è, a suo modo, politica e il fumetto autoprodotto non si tira certo indietro. Vengono affrontati temi e discorsi come la liberazione dei corpi, il lavoro sempre più precario, denigrante e alienante; vengono portati punti di vista critici e molto più sfaccettati per quanto riguarda l’uso (e abuso) delle Intelligenze Artificiali generative, la violenza delle forze dell’ordine e dello Stato, l’identità di genere e tanto altro. Anche nel raccontare la quotidianità, le relazioni romantiche e amicali offrono spesso spunti e punti di vista spesso ignorati o taciuti. Questo avviene in tantissime forme diverse, dal racconto personale, alla storia distopica, dall’esperimento di graphic journalism alle strisce comiche. Ogni persona trova il suo modo di raccontare un argomento a lei caro e lo fa senza la paura che arrivi qualcuno a dirle che non può farlo in quel modo.

Siete arrivati alla sesta edizione. Quali sono le differenze più grandi che riscontrate tra il primo festival e questo del 2026, sia in termini di risposta del pubblico che di maturità degli autori e vostra?
Vane:
La prima grande differenza che vedo, lato nostro, è il BOMBETTA!zine che abbiamo cominciato a stampare dalla terza edizione, un po’ con l’obiettivo di autofinanziare il festival, un po’ per lasciare una traccia fisica del lavoro delle realtà che ospitiamo anche al di là dell’evento in sè. La rivista ci ha spinto anche a ricercare un focus diverso anno dopo anno: le prime tre edizioni erano semplicemente “BOMBETTA!fest”, quelle che sono seguite avevano come tema “Tracce alternative” e “Contro Luce”. In questo senso la rivista ha iniziano a ispirare anche le varie edizioni del festival.
Il primo BOMBETTA!fest è stato davvero atipico: era settembre 2021 e, dopo tanti mesi di quarantene, zone rosse e poche iniziative dal vivo, c’era tanta voglia di partecipare e il riscontro da parte del pubblico è stato super positivo! Con le edizioni successive abbiamo cercato di capire sia come “bucare la bolla” sia come incuriosire ancora di più le persone appassionate di autoproduzione. È un costante work in progress e ogni anno proviamo qualcosa di diverso per vedere la risposta del pubblico. Poi a fine festival è bello chiacchierare con chi abbiamo invitato e sentire che sono contentǝ ed entusiastǝ della giornata. Sempre più realtà ci chiedono di partecipare a BOMBETTA!fest e questo ci motiva a continuare.
Kay:
Il primo BOMBETTA!fest è stata davvero un’improvvisata che ha funzionato molto grazie alle persone che abbiamo invitato e al fatto che c’era tanta tanta voglia di uscire di casa e ancora pochi eventi a cui andare. Dalle edizioni successive abbiamo capito l’importanza di tessere relazioni, comunicare e raccontare l’evento, coordinarsi con altri festival indipendenti per evitare di accavallarsi con le date (a settembre non è affatto facile), cercare di coinvolgere e “attrarre” non solo le persone che già conoscono il fumetto indipendente: Mecenate Povero nasce come realtà di divulgazione e cerchiamo di farlo anche grazie a questo festival e ci teniamo che sia accogliente anche per chi non conosce il fumetto o l’autoproduzione.
BOMBETTA!zine è quindi un sistema di autofinanziamento, raccontateci di più questo progetto.
Kay:
BOMBETTA!zine è, in realtà, un altro modo per storicizzare e fissare su carta l’edizione dell’anno di riferimento, una sorta di catalogo del festival che, al tempo stesso, racconta le varie realtà che fanno fumetto autoprodotto. Usiamo il pre-ordine della rivista per iniziare a racimolare qualche soldino prima dell’inizio del festival e per aiutare a coprire le spese di stampa della rivista stessa. L’idea era quella di dare qualcosa in cambio a chi vuole sostenere il festival ma, al momento, siamo ancora lontani dall’auto-finanziarci solo con la vendita delle riviste.
Assieme alla zine, quanto pesano le partnership o il supporto di Audaci o del circolo Agorà?
Kay:
Tantissimo, sarebbe impensabile dover fare tutto da sole e sarebbe utopico pensare di sostenerci solo con una rivista (che ha a sua volta delle spese). Collaborare con queste realtà è quello che rende tutto davvero possibile e che rende il festival qualcosa di collettivo e condiviso e questa cosa ci piace molto.

Qual è l’equilibrio tra la vostra anima di “archivio culturale” (Mecenate Povero) e lo sforzo logistico e organizzativo che un festival richiede?
Vane:
Quale equilibrio? ahah
Diciamo che l’attività di archiviazione continua tutto l’anno, credo sia l’aspetto più “quotidiano” del lavoro di Mecenate Povero e un po’ si collegaa tutte le altre attività che organizziamo: ad esempio, grazie al BICA (il concorso che co-organizziamo con Belgioioso Comics & Games) veniamo a conoscenza di un sacco di fumetti autoprodotti che altrimenti non avremmo mai incrociato, cosa che ci è utilissima per l’archivio digitale e per Selfume, la rivista in cui proviamo di anno in anno a portare avanti un censimento delle autoproduzioni. Ad affiancare questa attività ci sono poi quei “picchi” rappresentati principalmente da BOMBETTA!fest, l’Area Indie Comics di Belgioioso Comics & Games e il BICA, per i quali il carico di lavoro aumenta per forza di cose. Col tempo abbiamo capito quali sono i periodi più impegnativi per noi Mecenati (attualmente siamo in quattro) e ci distribuiamo il lavoro più che possiamo. Partiamo sempre con un’organizzazione super ferrea, poi per forza di cose vita / imprevisti / lavoro / altro si mettono in mezzo, ma per ora ne siamo sempre uscitǝ bene (più o meno).
Parliamo dei nomi che parteciperanno all’evento di quest’anno.
Vane:
Partiamo dal lato Utopia: quest’anno avremo Arte Sghimbescia, fumettista brianzola che porta avanti la linea LGBTQIA+ “L-Drama”, tra umorismo e divulgazione, e la serie a fumetti “Parental Control”, oltre a diverse fanzine e progetti che spesso si ispirano al folklore. Sempre della Brianza è Elena Mistrello, autrice di “Tracciato Palestina” e attivista del centro sociale FOA Boccaccio, artista rappresentativa di come si può fare “arte resistente”. Fellow Tales invece è un collettivo novello che ha esordito quest’anno con l’antologico “Oddpot”, muovendo i primi passi nel mondo dell’autoproduzione con tanta energia ed entusiasmo. Sarà dei nostri anche Guido Brualdi, autore che si autoproduce da anni e che, dopo diverse esperienze con la grande editoria, torna in autoproduzione con “Ma non erano in tre?”, ambientato in un mondo distopico in cui la resistenza è guidata da un Sergente con la testa da orsacchiotto. A seguire abbiamo Nostrhomo, la serie a fumetti più macha e gay dell’underground italiano, con protagonista una ciurma di marinai omosessuali che dovrà vedersela con i nazisti. E per chiudere in bellezza abbiamo Percy il buio, fondatorǝ dell’etichetta Catapecchia Editrice, curatorǝ della fanzine “Bambinǝ Matte” e autorǝ, tra le altre cose, del mega utopistico “Scuola di butch”.
Passando al lato Distopia, troviamo l’arte punk e acida di Grrraffiante, con un banchetto vistoso come una tigre nella giungla. Avremo anche la mitica Holly Heuser con i suoi diari astratti e scenari metropolitani, frutto di una quotidianità dedicata completamente al disegno. Ci sarà anche il poliedrico Lorenzo Palloni, in una tripla veste: come esponente del collettivo indipendente Mammaiuto, come editor della rivista di giornalismo a fumetti La Revue e come co-conduttore del podcast Maestri di Niente. Abbiamo anche invitato Mitch L., autrice coreana che da anni vive in Italia e che sta autoprocendo, tra le altre cose, la serie post-apocalittica “Dumpster Fire”. Sarà con noi Nicola Stradiotto, artista underground che si lascia influenzare da musica, cinema, fotografia e ovviamente fumetti indipendenti, pubblicando su riviste italiane e internazionali. Avremo anche Tommaso Radaelli, che l’anno scorso con la graphic novel “Il Principe” ha vinto sia il premio BettySelf che il premio BICA. Troverete inoltre il banchetto di Zed, autore di uno dei progetti più longevi dell’autoproduzione italiana: l’horrorbuffo “Bonny Zed”.
A chiudere abbiamo la rivista autoprodotta di critica fumettistica Keiko, gestita da Matteo Caronna e Paolo Massimo Toti, e l’artista che è anche autore dell’incredibile locandina di quest’anno: Pastaacolazione, creatore di un universo dark fantasy, il “Marrowverse”, che si espande tra editoria e autoproduzione.
Ah, e anche Mecenate Povero farà banchetto! Avremo tutti i numeri di BOMBETTA!zine e anche le altre riviste e fanzine che facciamo, prima tra tutte Selfume.
Ci sono mai stati o ci saranno nomi internazionali al BOMBETTA!fest o preferite mantenere il focus sulle produzioni italiane?
Vane:
Al momento non abbiamo mai invitatǝ qualcunǝ dall’estero, ma mi piacerebbe molto! Il campo d’azione di Mecenate Povero è l’autoproduzione italiana, anche solo per motivi pratici (richiede già tanto tempo ed energie anche solo tenere traccia dell’underground che c’è in Italia, se prendessimo in considerazione anche l’estero credo che avremmo bisogno di un piccolo esercito di inviatǝ in giro per il mondo), ma questo non esclude che potremmo invitare qualche ospite internazionale. Per ora non è la priorità, ma mai dire mai!
Kay:
Sarebbe bellissimo anche se mi/ci piacerebbe poter garantire un piccolo rimborso a chi viene da lontano (anche sul suolo italiano). Purtroppo questa cosa non è ancora possibile: il festival è gratuito, per ospiti e persone che visitano, e con le sole vendite della rivista o delle donazioni riusciamo a coprire a malapena le spese per l’edizione successiva. È comunque una possibilità che non escludiamo per il futuro.
Quali attività animeranno la giornata?
Vane:
Le attività della giornata inizieranno alle 15.00 con il laboratorio fanzinaro “Prenditi il tuo spazio”, in cui tuttǝ potranno creare la propria fanzine lasciandosi ispirare da alcune autoproduzioni del nostro archivio e sbizzarrendosi con i materiali a disposizione. Per partecipare al laboratorio si consiglia di prenotarsi scrivendo a mecenatepovero@gmail.com.
Alle 17.30 e alle 19.00 invece ci sarà una doppia puntata live di Maestri di Niente, il podcast di Lorenzo Palloni e Frekt, che intervisteranno Pastaacolazione ed Elena Mistrello. Alle 20.30 comincerà il DJ set di Ruggio Selecta, con un live painting partecipato dalle realtà ospiti del festival. Inoltre durante tutta la giornata sarà esposta la mostra di Andrea Balducci “Finestre sull’umanità in un mondo post-petrolio” e si potrà personalizzare la propria maglietta con la linoleografia.

I festival indipendenti vivono di relazioni umane. C’è un aneddoto curioso o una situazione memorabile delle edizioni passate che riassume lo spirito di BOMBETTA!fest?
Kay:
L’anno scorso, per la prima volta, abbiamo lanciato il laboratorio di fanzine che, anche per motivi comunicativi, non è stato molto partecipato. Però ha creato una situazione inaspettata: c’era un tavolo, in mezzo a tutti i banchetti, pieno di fogli, pennarelli, matite, forbici, insomma tutto quello che ti serve per iniziare a creare qualcosa. Molte bambini e bambine ci si fiondavano e iniziavano a disegnare e colorare, anche riproducendo il formato libricino dei fumetti e delle fanzine che avevamo portato come spunto. Ma anche ragazzi e ragazze che passavano di lì erano attratte e incuriosite dal “tavolo creativo”; c’era chi improvvisava ritratti, giochi, scarabocchi, … Quello che sembrava un fallimento nella sua forma strutturata, da laboratorio, è diventato un successone nella sua forma libera e spontanea. Questo è molto in spirito autoproduzione ed è stato bellissimo vedere che a quel tavolo c’era sempre qualcuno che creava qualcosa o, semplicemente, si divertiva a disegnare e colorare.
Guardando oltre questa sesta edizione, quali sono le prospettive future per il BOMBETTA!fest e per i progetti di Mecenate Povero? C’è il sogno di espandersi o preferite mantenere questa dimensione intima e focalizzata sulla community?
Vane:
Dopo questa edizione sicuramente ci faremo una chiacchieratona sull’evoluzione di BOMBETTA!fest, non credo in termini di grandezza (mi piace la dimensione del festival non troppo grande, in cui chi visita può guardarsi i banchetti con calma, chiacchierare con chi fa autoproduzione, ecc… prendendosi tutto il tempo) ma in termini di “identità”. Se mai faremo un festival grande, sarà un altro evento con un altro nome… Ogni tanto ci diciamo che sarebbe figo che esistesse una sorta di “Comics & Games” ma tutto indipendente, con solo fumetti autoprodotti, videogiochi indipendenti, progetti dal basso, ecc…
Per quanto riguarda Mecenate Povero in generale, il desiderio di “bucare la bolla” c’è sempre, anche se non è semplice. Da qualche tempo abbiamo iniziato a proporre in giro dei laboratori di fanzine e stiamo progettando delle attività che siano un mix tra workshop e consultazione archivio, per spingere le persone sia a creare con le proprie mani sia a scoprire autoproduzioni pazze e bellissime.
Rimane l’ambizione di scrivere, prima o poi, una mega storia del fumetto autoprodotto in Italia, anche se ci vorrà tanto tempo. Sarebbe figo anche solo continuare, in qualche modo, il lavoro che Sara Pavan ha cominciato con “Il potere sovversivo della carta”, un libro must per chi è appassionato di fumetto autoprodotto.
Per concludere, secondo me una cosa bella nostra è che, finita l’edizione di un festival o chiusa la stampa di una rivista, vediamo quali cose si possono migliorare e ogni anno aggiungiamo un pezzettino nuovo rispetto all’anno precedente.
Kay:
Un altro sogno di Mecenate Povero è anche quello di trovare realtà simili/affini alla nostra ma in altre parti del mondo per iniziare a fare rete e scambiarci informazioni e storie su tutte le realtà che fanno fumetto autoprodotto nel mondo.
Grazie Vane, grazie Kay e grazie a Mecenate Povero, viva BOMBETTA!Fest!