“L’iniziativa è rivolta prima di tutto agli illustratori, di qui e di fuori, perché la call è aperta a tutti e gratuita. Poi a chi il golfo lo vive tutto l’anno e, sfogliando le cartoline, non ci si è mai riconosciuto.”
Francesca Bezzan (direttrice artistica The Tigullianer)
05/11/2026
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Il brusio lontano delle auto, il flebile sciabordio delle onde, il rombo di un motorino che lascia spazio a solitari passi che in fretta spariscono dietro l’angolo di una piazza.
Il baccano festoso dei mesi estivi cede il posto a un silenzio cristallino, spazzato dalle raffiche di tramontana: è in questo momento che le cittadine del Tigullio tornano alla loro quotidianità autunnale.
Cosa rimane dopo il trambusto vacanziero?
Da Guy de Maupassant ad Ernest Hemingway, da Friedrich Nietzsche ad Eugenio Montale, non c’è sguardo d’artista che non sia rimasto ammaliato dagli scorci e dall’atmosfera di questo golfo. Rapallo, Chiavari, Portofino, i porticcioli e le spiagge: dal XIX secolo a oggi, questo territorio è stato replicato in migliaia di opere d’arte, guide turistiche, foto, cartoline, super 8, post e reel, consacrando la costa tigullina al suo ruolo di meta turistica.
Ma esiste una vita di tutti i giorni, quella che sta sotto la patina estiva che, spazzata via dal vento autunnale, si scopre, rimane a vista. The Tigullianer vuole raccontare proprio questa.
The Tigullianer nasce sulla scia delle iniziative che prendono spunto dalla celeberrima rivista The New Yorker. Questo storico periodico statunitense affonda le proprie origini negli anni ‘20 del XX secolo. Famose sono le sue copertine realizzate da alcuni dei nomi più importanti della grafica, dell’illustrazione e del fumetto, basti citare Peter Arno, Art Spiegelman, Saul Steinberg, William Steig, James Thurber, Fortunato Depero, Lorenzo Mattotti.
Il progetto è ideato da Anonima Chiavarese, un collettivo di cinque autori che ne cura la direzione artistica. Gli illustratori sono chiamati a partecipare al progetto attraverso un bando pubblicato ad ottobre con scadenza al 30 di novembre.
Ne parliamo con Francesca Bezzan dell’Anonima Chiavarese.

L’idea, pur inserendosi nel filone dei progetti di valorizzazione e promozione di un territorio, si prende l’incarico di raccontare il quotidiano, quello che è al margine delle attività estive ma che in realtà è l’ossatura della vita nel golfo e del suo entroterra ovvero i suoi abitanti e la loro vita.
Come nasce l’idea, a chi è rivolta l’iniziativa?
Il progetto degli -er, nato sulla scia di The New Yorker, è ormai consolidato da anni: ne esistono a decine in Italia, in Europa e oltre. E sempre più spesso escono dai confini della singola città, come il Monferrato con The Monferriner. Noi, come Anonima Chiavarese, siamo partiti da Chiavari, ma ci veniva chiesto di continuo uno sguardo più ampio sul Tigullio. Così ci siamo detti: perché non allargarlo, e soprattutto guardare il golfo nelle stagioni in cui nessuno lo guarda? L’iniziativa è rivolta prima di tutto agli illustratori, di qui e di fuori, perché la call è aperta a tutti e gratuita. Poi a chi il golfo lo vive tutto l’anno e, sfogliando le cartoline, non ci si è mai riconosciuto.
Il comprensorio del quale stiamo parlando offre scorci che sono riconoscibili al primo sguardo ed è difficile immaginare gli affanni e la routine che si nascondono dietro questa vetrina. Quali temi e quali suggestioni volete raccontare?
Come ogni luogo con una forte vocazione turistica, c’è sempre una stagione e un fuori stagione. Il fuori stagione è fatto di vita normale: bambini che vanno a scuola, vecchiette che vanno a fare la spesa, ritmi più lenti rispetto a Ferragosto, ma anche parcheggi vuoti, nessuna coda per comprare la focaccia al mattino. Il Tigullio vive da sempre questo amore-odio con il turismo, con il “milanese” che viene qui in vacanza: può essere il pretesto per ridare voce a chi d’estate viene travolto. Il tema volutamente non è assegnato, ognuno ha un proprio ricordo, una propria percezione o, perché no, il sogno di ridisegnare il luogo che ha visto o vissuto in una chiave più lenta.
Nel progetto sono citate le cinque valli dell’interno (Fontanabuona, Val Graveglia, Valle Sturla, Val Petronio, Val d’Aveto). Quanto è importante per voi abbattere il confine visivo tra la fascia costiera e l’entroterra?
Siamo in un periodo in cui l’entroterra si sta risvegliando, le valli stanno riscoprendo le loro tradizioni e il loro valore. Quando si dice Tigullio si pensa sempre al mare, ma come tutta la Liguria, il territorio è per due terzi montagna e per il resto collina. E perché la costa viva deve lavorare tutto l’entroterra: storicamente le cave di ardesia, poi gli uliveti. Tutto contribuisce a tessere il Tigullio. Per questo nel bando abbiamo scritto le valli una per una: vorremmo che almeno qualche copertina girasse le spalle al mare.

L’autunno e l’inverno sono stagioni spesso associate alla malinconia. Per te il fuori stagione è solitudine, respiro o libertà?
Personalmente direi respiro. È il momento in cui il posto torna di chi ci abita, l’aria ricomincia a sapere di salsedine e non di cocco. Puoi goderti giornate di sole tiepido, in riva al mare, a cercare legni portati dalle mareggiate, ascoltando solo il rumore delle onde, senza nessuno intorno. E questa non è solitudine, è respiro. Impagabile.
Se doveste riassumere cosa rappresenta questo progetto per chi il Golfo del Tigullio lo vive 365 giorni all’anno, quale sarebbe?
Uno specchio e non una vetrina.
Vedute Minime è un progetto espositivo di sguardi sul territorio, Anonima Chiavarese è un collettivo che nasce solo con questo intento o inizialmente gli stimoli sono stati anche altri?
Vedute Minime è un progetto espositivo, con due edizioni alle spalle, che racconta come lo stesso luogo si possa vedere attraverso occhi, stili e tecniche diversi. Siamo cinque artisti che, ognuno per conto proprio, prendevamo già ispirazione da quello che ci circonda. Ci siamo presentati insieme al pubblico la prima volta nel 2024, con la mostra “Cinque sguardi, una città” e il riscontro è stato positivo. La naturale evoluzione è stata “Vedute Minime – Oggetti, luoghi e dettagli del Tigullio, in formato cartolina”. The Tigullianer è il passo successivo: per la prima volta non siamo noi a disegnare, ma chiamiamo altri sguardi a farlo.

Chi sono gli autori del collettivo?
Come detto, siamo cinque. Io, Francesca Bezzan, con il progetto Falsariga: nasco grafica e porto il rigore in uno stile pop e colorato. Raffaella Vernazza, da cui è partita l’idea di The Tigullianer, poi sviluppata insieme: è l’analogica del gruppo, solo acquerelli, ma con la costruzione di un’architetta. Camilla Giachetta, che con l’acquerello digitale restituisce scorci dallo sguardo fresco. Gian Franco Randazzo, che salva ceppi di legno dal barbecue e ci dipinge sopra le facciate delle case del golfo. E ultimo, ma solo perché non ha bisogno di presentazioni, Riccardo Guasco, che ha scelto il Tigullio come base per vivere: il suo stile inconfondibile pesca dal cubismo, dal futurismo e dalle avanguardie del Novecento.
La testata come sarà fruibile? Si diffonderà attraverso i social, mostre, stampe in vendita?
I social sono sicuramente il traino di queste testate immaginarie. A partire da gennaio 2027, ogni 15 del mese uscirà una copertina in digitale, sui social e sul sito. Ad aprile 2027 il progetto verrà presentato con una mostra in occasione del Tigullio Design District, e da lì le stampe saranno in vendita, in mostra e sullo shop. Le prime quattro copertine saranno già uscite: la collezione potrà cominciare da subito.
Come Anonima Chiavarese curerete la direzione artistica. Con quale criterio selezionerete le 12 copertine definitive per garantire coerenza al progetto pur dando spazio a stili diversi?
Come detto, abbiamo stili e approcci diversi: è già un buon punto di partenza per la discussione. La coerenza la danno la testata, il formato e il fuori stagione; gli stili, invece, vogliamo che siano dodici e diversi. Guarderemo tutto: un soggetto inusuale, un taglio che regga la testata sopra, i colori, il rapporto con il luogo. E poi l’insieme, perché le dodici copertine devono stare bene anche una accanto all’altra. Alla fine sceglieremo quelle che più ci fanno vibrare. Siamo facilitati dall’aver chiesto tavole già finite: valutiamo direttamente la copertina, senza sorprese.
Voi conoscete questo territorio angolo per angolo. Cosa ti aspetti che possano vedere gli occhi di un illustratore straniero o da fuori regione che tu, da locale, dai ormai per scontato?
Chi ci vive smette di vedere le cose che ha sotto gli occhi ogni giorno. Io ho imparato a guardare questi luoghi a partire dai dettagli: le piastrelle, i nomi dei vicoli che sono piccoli racconti, le facciate, i boschi a picco sul mare che sembrano usciti da una fiaba. Mi aspetto che chi arriva da fuori li veda subito, senza bisogno di impararlo, e che magari ce li restituisca in un modo a cui non avevamo pensato. A tutti, comunque, l’invito è lo stesso: partire dalle piccole cose.

Nel bando avete reso noti tutti i dettagli economici e contrattuali (35% sulle vendite, licenza non esclusiva, partecipazione gratuita). Cosa vi ha spinto a queste scelte, che rapporto vi piacerebbe instaurare con gli illustratori partecipanti?
Spesso sono dettagli nascosti, non detti o lasciati volutamente vaghi, e un illustratore li scopre solo dopo averci messo il proprio tempo. Noi volevamo ribaltare questa cosa ed essere chiari sin da subito. Partecipare è gratuito, perché nessuno dovrebbe pagare per proporre il proprio lavoro. La licenza non è esclusiva: la tavola resta di chi l’ha disegnata. E il 35% sulle vendite, senza anticipi, è una scommessa che facciamo insieme: se il progetto va bene, va bene per tutti. Vogliamo un rapporto alla pari e onesto con chi disegna con noi.
Nel bando si specifica che non è consentito l’utilizzo dell’AI, il tema è quanto mai attuale. Qual’è il vostro pensiero a riguardo?
Già, tema controverso. Ci sono tanti modi di usare l’IA, e che stia già dando un grande aiuto in tutto ciò che è meccanico e ripetitivo è un dato di fatto: la paragonerei alla rivoluzione industriale per l’artigiano. Dove c’è creatività, invece, il tema si fa più delicato. Siamo già invasi da manifesti fatti con l’IA, tutti uguali e monotoni. La creatività è esattamente l’opposto: diversità, intuizione, sensibilità. E queste caratteristiche devono restare umane per essere toccanti. Per questo nel bando abbiamo preso un impegno in due direzioni: le tavole non si fanno con l’IA, e noi non le useremo mai per addestrarla.

The Tigullianer nasce come un ciclo di 12 copertine per un anno. Avete già in mente uno sviluppo futuro per il progetto o volete che rimanga un’opera chiusa e definita nel tempo?
Lunga vita a The Tigullianer! Siamo voluti partire cauti, con una copertina al mese, per lasciar crescere le cose in modo naturale, senza l’affanno di dover pubblicare e magari scegliere tavole non all’altezza solo per riempire il numero. La prima stagione è chiusa, dodici copertine e non una di più. Se il progetto piace, la seconda verrà da sé.
Ti chiedo una chiusura evocativa: se chiudessi gli occhi e pensassi al “tuo” Tigullio di novembre, qual è la prima immagine, l’odore o il suono d’infanzia o di gioventù che ti verrebbe in mente?
La spiaggia dopo una mareggiata, piena di legni portati dal mare, e nessuno a raccoglierli tranne me. Lo faccio ancora adesso.
Grazie Francesca, lunga vita a The Tigullianer!