50 volte Dylan Dog
Che cos’è un’icona? Una formula riconoscibile, che si ridefinisce a seconda di chi la interpreta, intercettando sensibilità diverse. Dylan Dog, a quarant’anni dalla sua nascita, è immortale: una tessera del patrimonio culturale condiviso, impresso nell’immaginario collettivo.
Dal settembre 1986, con Dylan Dog abbiamo iniziato a esplorare una consapevolezza che il fumetto da edicola del secondo Novecento maturava via via: il mostro non è lì affinché lo sconfiggiamo. Piuttosto, affinché lo comprendiamo nelle sue implicazioni individuali e collettive. Le sue storie ci accompagnavano nell’oscurità per riconoscerla dentro noi stessi.
Dylan non è l’eroe tutto d’un pezzo: lo abbiamo visto barcamenarsi, sbagliare, vacillare, a volte vivere ai margini. Più che combattere il male, lo confronta e, in via più o meno esplicita, lo problematizza. Il mostro – l’altro per eccellenza – è presentato come il risultato di un dolore, di un trauma, di uno stigma, di un tabù: qualcosa in cui riconoscere anche una parte di noi.
La serie ha proposto nell’orizzonte del fumetto seriale una lettura sofisticata della realtà: intrattenendoci, certo, ma anche sollevando riflessioni, rifuggendo soluzioni semplici, risposte definitive. Attraverso l’intrigante gusto citazionistico per riferimenti culturali disparati, da Tiziano Sclavi in poi, Dylan Dog ci indica anche nella curiosità intellettuale una possibile via per l’educazione interiore: un’opera aperta che ha ampliato gli orizzonti dei lettori, sfruttando appieno la qualità del mezzo fumetto come ibridazione e relazione tra codici.
L’indagatore dell’incubo non è nuovo al Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, che ne conserva albi e sceneggiature originali, e che gli ha dedicato diversi convegni e mostre. 50 volte Dylan si inscrive in questo percorso, presentando ritratti originali dalla collezione di Marco Cortellazzi. Questi pezzi di pregio, esposti in occasione dell’undicesima edizione del Porte Aperte Festival, nella prestigiosa cornice del Museo Archeologico, recano la firma di autori che hanno riletto il personaggio alla luce delle molte sensibilità in lui riflesse: a volte più crepuscolare, altre più volitivo, a volte più inquieto, altre più deciso. Un protagonista complesso – forse il più discontinuo tra gli eroi Bonelli: ma sempre Dylan Dog.
Carlotta Vacchelli
DOVE
Museo Archeologico San Lorenzo
via San Lorenzo, 4
Cremona